Gus Hansen, Johnny Chan e altri geni eccentrici del poker

0
140

Genio e sregolatezza, un cliché che ha caratterizzato artisti, personaggi celebri e anche sportivi famosi. Il mondo del poker non fa eccezione e alcuni dei grinder più vincenti della storia hanno coltivato atteggiamenti insoliti che molto spesso hanno contribuito a rendere questi maghi del tavolo verde ancora più interessanti e particolari. Del resto gesti scaramantici particolari e bizzarrie eccentriche fanno parte del bagaglio di molti pro che prima di frequentare le case da gioco più famose del mondo, sono costretti a fare una lunga gavetta tra circoli privati e portali dedicati all’hold’em.

las vegas

Tanti di questi campioni, soprattutto i più recenti, da Hossein Ensan a John Cynn, hanno iniziato il loro percorso di crescita giocando nelle sale da poker online iniziando a testare i loro skill magari con un torneo di poker gratis nel web. Per arrivare a certi livelli bisogna infatti farsi le ossa in questa maniera evitando che gli errori portino anche inutili perdite di denaro. Un cammino di crescita progressiva che ha portato ad esempio un genio folle dell’hold’em come Phil Hellmuth a sbocciare nel mondo del professionismo come uno dei talenti più cristallini della disciplina. Conosciuto con il soprannome di Macaco – in Italia – o di The Poker Brat – all’estero -, Hellmuth ha conquistato ben 15 braccialetti (2 nel Main Event) ai WSOP (le World Series Of Poker) diventando il giocatore più vincente a livello mondiale. Una forza letale sul tavolo da gioco accompagnata spesso da tanta arroganza. Lo statunitense classe 1964 con oltre 23 milioni di dollari incassati in carriera ha infatti inanellato una serie di performance sceniche al limite dell’idiozia presentandosi ad esempio alle finali dei WSOP del 2009 di Las Vegas vestito da Giulio Cesare, con tanto in lettiga e muscolosi “liberti” al seguito. Nel 2010 stesso palcoscenico ma scenata diversa, in questa occasione Hellmuth scosse la platea presentandosi in accappatoio da pugile e guantoni accompagnato da una schiera di piacenti donzelle. Tra i professionisti più scalmanati del circuito ha spesso dato vita a pesanti alterchi con i colleghi risolti tuttavia senza troppi strascichi.
Oltre che per i diversi piazzamenti ITM (In the money, ovvero a premio), un braccialetto ai WSOP e oltre 10 milioni di dollari incassati, Gus Hansen è noto invece ai cultori di Hold’em per il suo stile di gioco enigmatico ed indecifrabile. Conosciuto come “The Great Dane” (il grande danese) il classe 1974 nato a Copenaghen è il re delle giocate rischiose. Al Poker Superstars III del 2006, il pro danese diede sfoggio della sua lucida follia applicata al poker vincendo una serie di all-in al buio con campioni del calibro di Chris Moneymaker (fatto fuori con 10-7 di picche contro A-10 di semi diversi) e splittando il piatto con Antonio Esfandiari (Q-J contro K-Q). Un’aggressività che porterà spesso il danese anche a sconfitte clamorose e dispendiose come spesso è accaduto ai cash-games della Bobby’s Room del Bellagio di Las Vegas dove Hansen uscì spesso con sonore batoste che contribuirono a dilapidare le sue vincite milionarie.

las-vegas-città

Leggendaria e fuori dagli schemi anche la parabola da professionista di Johnny Chan, un outsider del mondo del poker. Il campione del mondo nato a Canton con 10 braccialetti dei WSOP all’attivo e oltre 40 piazzamenti ITM, attribuisce i suoi successi in carriera al fatto che ben pochi occidentali, all’epoca della sua esplosione nel poker professionistico, fossero abituati a cimentarsi con grinder asiatici. Il padre di Chan sognava per il figlio una carriera nella ristorazione come gestore e proprietario di ristoranti e invece il giovane cinese trapiantato negli USA decise di dedicarsi all’hold’em. Impetuoso e aggressivo come Hansen nella prima fase della carriera quando si trasferì a Las Vegas, nel corso degli anni raggiunse una maturità di gioco che lo portarono a guadagnare oltre 8 milioni di dollari. Il suo portafortuna è forse uno dei più strani mai visti nei casinò dal momento che Chan usava presentarsi ai tornei accompagnato da un’arancia, frutto che il “The orient express” (il suo nickname da grinder) amava tenere in mano per odorarne le dolci fragranze nelle mani più delicate.