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SEO in politica: Trump VS Clinton

© by CBS Miami

Qualche giorno fa abbiamo pubblicato un interessante articolo che trattava di elezioni americane, confrontando nello specifico le strategie di Digital Marketing Politico dei due candidati, Trump e Clinton, traendone interessanti spunti di discussione.

Se, nell’ultimo articolo, abbiamo parlato più approfonditamente di Social Media Strategy, oggi vi parlerò nello specifico di SEO in politica, in riferimento alle strategie dei due candidati per essere ricercati, e trovati sui motori di ricerca. Parleremo di organic serch, ma anche di Adwords, dove vedremo l’investimento realizzato da due contendenti.

Trump VS Clinton: dati SEO

Come abbiamo visto la scorsa volta, trattando di SEO, vi riproponiamo la tabella riassuntiva dei dati riepilogativi delle strategie dei due candidati:

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Questi dati, aggiornati ad Ottobre, ci davano questi risultati (che nell’ultimo mese sono un pò cambiati soprattutto in termini di domain authority), utilizzando i programmi di SEMRush.com e Moz.com. Nello specifico possiamo notare come Trump (in rosso) ha ottenuto un ottimo risultato in termini di ricerche medie mensili e traffico mensile sul proprio sito Internet, rispetto alla sfidante, che si è imposta in termini di ranking riferibili a keywords organiche, con le quali si è indicizzata sui motori di ricerca.

Ma qual è stata la reale visibilità dei due candidati su Google? Per scoprire questo ci avvaliamo dello strumento che può venirci in aiuto: Google Trends! Infatti effettuando la comparazione tra Trump e Clinton negli ultimi 12 mesi tenendo conto solo degli Stati Uniti (dati cruciali in una campagna elettorale) il grafico ci restituisce questo risultato:

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Quello che riusciamo a comprendere da questo grafico è che, su Google, Trump era molto più popolare e ricercato di Hillary sul web, con un picco il giorno 8 Novembre.

Volendo fornire poi dati riferiti alla popolarità anche su YouTube e in riferimento ai singoli stati, eccone il risultato:

Risultato: Trump è più popolare sul web di Hillary in tutti gli stati americani, e anche su YouTube è più ricercato della sua contendente.

Ma visto che vogliamo essere più scrupolosi, vogliamo comparare i due candidati (e solo i loro siti nello specifico), mettendoli in relazione con i principali avvenimenti politici accaduti negli ultimi dodici mesi. Per farlo ci avvaliamo di Search Metrics, e abbiamo trovato degli argomenti ancora più interessanti:

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Questi dati fanno emergere come, analizzando i siti web dei due candidati, ci sia un sostanziale equilibrio, e addirittura una leggera prevalenza della Clinton, che per poco, ma ha una maggiore visibilità in ambito SEO.

Quindi in definitiva possiamo affermare che vi è equilibrio tra le parti circa la visibilità dei due siti web, ma una netta prevalenza di ricerche a favore di Donald Trump su Google. Quindi a popolarità Trump dimostra che con la sua campagna aggressiva ha attirato l’interesse dei media.

Ma quali sono i competitor dei siti Internet dei due candidati?

Ecco che cominciamo ad addentrarci nei meandri più nascosti delle due campagne elettorali sul web. Ecco a voi l’analisi del benchmark dei siti dei due candidati, tenendo conto delle parole chiave utilizzate da ciascun candidato:

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Ed ecco un dato interessante su cui riflettere: all’interno dei competitor per le parole chiave utilizzate da Trump per la sua campagna web, si piazza il sito di Hillary Clinton (cosa che non accade all’inverso). Come interpretare questo risultato? Sicuramente potrebbe essere rappresentato dal fatto che Clinton abbia utilizzato Trump e le sue idee un tantino sopra le righe per ottenere il consenso del pubblico e ottenere così più visitatori. Giusto o sbagliato, ciò ha sicuramente portato vantaggio ad Hillary, ma d’altro canto ha giocato anche a favore di Trump, che si è avvalso della “pubblicità” che la sua concorrente gli ha fatto indirettamente.

Google Adwords: Clinton su Trump

Ecco un altro dato interessante restituito dal sito searchmetrics.com: i dati sulla visibilità a pagamento dei due candidati.

Ecco a voi il grafico:

paid_visibility_trump_clinton_en-550x270

Questo cosa significa? Che Clinton ha speso una fortuna (non sua) rispetto al suo rivale, che invece ha cominciato ad investire (ma sempre meno della Clinton) sugli annunci sponsorizzati e sulla visibilità a pagamento, solo dopo aver accettato la nomination a concorrere alla Casa Bianca, a circa due mesi dalle elezioni. Quindi ottimizzazione del budget e oculatezza sono a vantaggio di Trump, nettamente. E peraltro senza contare che, come tutti gli esperti in Digital Marketing sanno bene, la visibilità a pagamento non sempre fa in modo da ottenere i risultati sperati in termini di awareness e conversioni, e occorre puntarci solo l’indispensabile.

Quantità o qualità nelle parole chiave utilizzate nelle proprie campagne?

Questa è una bella domanda per tutti i SEO che leggono questo articolo. Da molti manuali si parla chiaramente di long tale strategy, di ottimizzazione del posizionamento su parole chiave specifiche, di attinenza e rilevanza per i lettori/lead. E allora andiamo a vedere cosa succede in questo caso.

Concentrandoci sul programma elettorale, emerge in primo luogo il netto vantaggio della Clinton, 109 a 27, come numero di URL che riportano i due programmi politici dei candidati. Ma cosa succede se teniamo conto del ranking degli URL in questione? Lo score riporta un risultato ben diverso: 10.052 a 7551 per la Clinton. Cosa significa? Che Trump ha ottenuto visibilità da siti Internet più autorevoli rispetto a quelli della Clinton.

Rilevanza delle parole chiave al topic, in riferimento al programma elettorale

Qua vi voglio. Abbiamo fin ad ora analizzato la campagna digital, con riferimento SEO, dei due candidati. Ma un dato emerge interessante: avrà la Clinton un posizionamento forte sulle parole chiave riferite al suo programma elettorale rispetto a Trump? Ecco a voi i diagrammi in questione: clinton_unique_keywords_entrump_unique_keywords_en

Ecco che casca l’asino: Hillary Clinton si trova in prima posizione per parole chiave che contengono Hillary o Clinton, quindi ciò che Francesco Margherita chiama “chiavi di brand”, ossia il nome del proprio marchio (ovviamente Hillary Clinton è considerato in questo caso alla stregua di Barilla, Ferrari, e altre marche commerciali), quindi ha fatto in modo da attirare gli utenti al programma elettorale in seconda battuta. Trump invece si è posizionato numero 1 per parole chiave diverse da Donald o Trump, concentrandosi in questo caso su altri argomenti, come magari, il programma elettorale..

E andiamo a fare un esempio di parole chiave in riferimento al programma elettorale, utilizzando la legge sulle armi, ossia il secondo emendamento, vero cavallo di battaglia dell’amministrazione Obama, che è stato uno dei punti cardine della campagna elettorale anche della Clinton, il diagramma porta a questo risultato:

bar-chart_gun_keywords_en 4 considerazioni sono da fare:

  • Trump riesce ad avere un ranking triplo rispetto ad Hillary come numero di parole chiave per pagina riferibili a questa legge;
  • Circa 85,3% di queste parole chiave sono riferibili al secondo emendamento;
  • Delle 56 parole chiave riferibili all’argomento, per Hillary solo il 3,6% sono riferibili al secondo emendamento, mentre il 78,6% ha a che fare con termini legati a violenza, controllo, e parole chiave generiche;
  • Solo l’8% delle parole chiave di Trump sono generiche sull’argomento;

 

Conclusioni

Partendo dal fatto che Hillary aveva un budget complessivo molto più alto rispetto a Trump (1,3 miliardi di $ rispetto ai quasi 800 milioni di $ del biondo d’America), emerge come la battaglia sulla SEO sia stata più equilibrata rispetto a quella sui Social Media (a netto vantaggio di Donald), ma che alla fine sia stata condotta in maniera più intelligente ed oculata dal nuovo presidente degli States, che ha saputo attirare l’attenzione su di sè da parte dei media, e dei siti Internet più autorevoli, abbia stimolato la ricerca degli utenti in rete, e che abbia usato la visibilità a pagamento in maniera mirata agli obiettivi di business (avere il maggior numero di voti). Inoltre anche l’uso delle parole chiave è stata sapiente, sviluppando la conoscenza del proprio programma elettorale sul web in maniera più attinente e specifica rispetto ad Hillary. Possiamo dire che sul web c’è stata una battaglia epica, e che secondo noi ha vinto il migliore “digital marketer” (ovviamente sappiamo che vi è un team che si occupa di questo non siamo pazzi): Donald Trump!

comunicazione politica      

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