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Le interviste di Pop-Up Magazine: intervista a Giorgia Mirante

Le interviste di Pop-Up Magazine oggi hanno intervistato Giorgia Mirante, professionista del settore Marketing e Comunicazione, che ha trovato la sua collocazione professionale in quel di Barcellona, una delle città europee più attive sul fronte Digital Marketing.

  • Parlaci un po’ della tua vita: cosa fai per vivere?

Dopo essermi laureata in Organizzazione e Marketing per la Comunicazione D’impresa in Italia, ho avuto un esperienza di stage in un azienda della mia città, nell’ambito arte e spettacolo. Fino a quella che considero la mia grande opportunità, una pratica in un azienda di Barcellona, attualmente in corso, come assistente web marketing e responsabile vendite nel mercato italiano.

  • Come è nata la passione per il tuo lavoro e come hai cominciato a muovere i primi passi verso questo tipo di carriera?

E’ nato tutto durante i primi anni all’università. Scienze della comunicazione è una facoltà che ti apre diverse porte ed ogni semestre mi rendevo conto che il mio interesse era sempre più incentrato verso il web e le strategie ad esso connesse. Così, da autodidatta, spesso, ho iniziato a leggere libri sulle strategie SEO e SEM e sul web marketing in generale. Mi ha sempre affascinato il comportamento delle aziende in rete.

  • Da professionista, secondo te quali sono gli strumenti più utili per indicizzare un sito in chiave SEO?

In primo luogo, la creatività. Uno specialista deve essere necessariamente, a mio parere, prima di tutto, un creativo. Non possiamo aspettarci che la nostra web ottenga buoni risultati se il nostro portale non risulti originale, lineare e ricco di contenuti interessanti. Oltre questo aspetto, senza dubbio,  il principio di coerenza tra i vari contenuti del sito e le varie URL.

  • Cosa pensi dello sviluppo dei Social Media e del Digital Marketing nell’attività aziendale odierna? Pensi sostituiranno le forme di marketing tradizionale oppure no?

Ritengo che lo sviluppo delle nuove tecnologie sia oggi indispensabile per ottenere buoni risultati ma che non possa sostituire del tutto le classiche forme di marketing tradizionale. Per quanto sia vero che oggi si viva di  “pane e web”, il potere della televisione, l’impatto di un annuncio stampa, il coinvolgimento che un evento può creare, credo restino strumenti necessari per la maggior parte delle aziende. L’idea è quella di una comunicazione integrata che sviluppa diversi piani di comunicazione.

  • Domanda sul SEM: secondo te cosa occorre fare per poter sviluppare una campagna a pagamento che porti dei risultati tangibili all’azienda?

L’intuizione, in questo caso, è vincente. Bisogna individuare DOVE la nostra web può ottenere un ritorno in termini di views che sia interessante e produttivo. Il posizionamento deve essere coerente e mirato. E’ come  entrare in un supermercato e trovare la nostra amata Nutella nello scaffale dei snack salati, ciò decisamente stonerebbe, con quella che è l’immagine della nostra cioccolata preferita. Lo stesso può accadere con la nostra pagina web, per questo è necessaria un analisi di contesto, prima di “comprare” il nostro posto in rete.

  • Come credi debba essere un ambiente di lavoro per poter sviluppare a pieno le potenzialità di un lavoratore? Hai mai trovato quest’ambiente in Italia?

Mi viene in mente l’aggettivo “stimolante”. Un contesto di crescita, consente di sviluppare le competenze delle risorse umane, e di arricchire i dipendenti a livello formativo – professionale. Ma un contesto aziendale di questo tipo, consente allo stesso tempo, di valorizzare le risorse umane, in quanto tali, in quanto persone. Oggi ho la fortuna di lavorare in una realtà  co-working, condividere il tuo ambiente di lavoro con altre aziende, ti consente di conoscere altre realtà, è un continuo scambio di saperi, ma soprattutto di valori.

In Italia, non ho avuto la possibilità di lavorare in un contesto simile, ma non escludo che ci siano realtà di questo tipo, probabilmente al Nord.

  • Cosa trovi di differente nel posto in cui ti trovi oggi, rispetto a quando eri nel nostro paese rispetto ad una serie di parametri come livello di stress, condizioni lavorative, diritti dei lavoratori, livello di ascolto delle esigenze del lavoratore? Qualcosa che ti manca dell’Italia? E qualcosa che proprio non ti manca…

Quello che non mi manca dell’Italia è l’atteggiamento di “imprenditori padroni”. In Spagna, almeno per la mia esperienza, ho notato un’apertura al confronto tra dipendente e direttore d’azienda totalmente differente. Ho avuto modo di comprovare, come qui ci sia un apertura al dialogo molto più sviluppata rispetto alle realtà italiane. Sia che si tratti di lavoro, che di diritti del lavoratore, il dipendente è accolto e rispettato, così come dovrebbe. C’è un aspetto che io valuto rilevante: la capacità di ascolto. Ascoltare i propri dipendenti, in termini di proposte, idee, necessità, diritti e problemi di vario tipo, è il primo passo per sviluppare un’azienda di livello.

  • Cosa ti sentiresti di dire ai ragazzi che ogni anno lasciano il nostro paese per cercare una vita migliore all’estero? E cosa suggeriresti ai massimi esponenti del governo per cercare di ridurre il gap che ancora oggi ci differenzia dai paesi più avanzati da un punto di vista tecnologico?

Sono dell’idea che bisogna sempre provare a spostarsi oltre i propri confini e guardare se al di là, ci sia dell’altro. Il mio consiglio è quello di partire per l’estero, con già un bagaglio di esperienza lavorativa alle spalle, se pur minima, poiché questo crea consapevolezza e responsabilità. Due fattori, ai miei occhi, essenziali, per immergersi in una prospettiva del tutto nuova e differente.

Per quanto riguarda la riduzione del gap, da un punto di vista tecnologico, bisognerebbe, a mio parere, concentrarsi sulla specializzazione delle risorse umane: ogni dipendente a mio parere deve possedere un alta specializzazione in un settore specifico. Ciò comporta una suddivisione dei ruoli aziendali e una conseguente maggiore produttività delle risorse umane.

  • Se potessi scegliere il tuo destino: in quale azienda top (Coca-Cola, Google, ecc) ti piacerebbe lavorare? E con quale professionista che stimi vorresti poter collaborare ad uno dei tuoi progetti professionali?

Mi piacerebbe lavorare nel settore marketing di multinazionali sportive come Nike, Adidas o Reebok. Essendo un amante del fitness, vorrebbe dire coniugare il lavoro, con la mia passione più grande.

Non ho un professionista in particolare con cui mi piacerebbe collaborare, ma all’università ho studiato molta sociologia, sembrerà strano, ma mi  piacerebbe avere un confronto con Zymunt Bauman, noto sociologo famoso per aver parlato di “Società liquida”. Con i suoi lavori, ha sempre dato vita a riflessioni personali, di tipo antropologico e personale, che mi hanno resa, quella che sono oggi.

  • Un saluto e un auspicio a tutti i lettori di Pop-Up…

Vi auguro di crescere. Non mi riferisco propriamente ad una crescita economica, quanto piuttosto personale. E per farlo è necessario rompere gli schemi e cambiare, sono dell’idea che solo  il cambiamento possa apportare un forte miglioramento in termini di personal development.

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