ChatGPT: il 26% dei siti più importanti blocca GPTBot

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ChatGPT: il 26% dei siti più importanti blocca GPTBot di OpenAI, per evitare che possa estrarre dati e contenuti utili ad addestrare i suoi modelli di IA

L’Intelligenza Artificiale Generativa è una delle più grandi novità del mondo del web e rischia di innescare la prossima rivoluzione digitale. Almeno questo è ciò che si augurano i suoi fautori. Ma sono in molti a non pensarla in questo modo e cercare di bloccare l’ascesa dei suoi modelli. Soprattutto il famoso ChatGPT. E’ questo che emerge da un’interessante analisi, di cui ci da notizia il sito Search Engine Land, dalla quale emerge che sono 26 i siti tra i 100 più popolari del pianeta, 242 su 1.000 totali, a bloccare GPTBot, il web crawler introdotto da OpenAI lo scorso 7 agosto.

Si tratta di un aumento di circa il 250% rispetto al mese scorso, quando erano solo 69 dei primi 1.000 siti web che avevano bloccato il bot di OpenAI, secondo un’analisi aggiornata del servizio di contenuti e plagio AI Originality.ai.

Tra i siti più importanti che hanno bloccato GPTBot, abbiamo:

  • pinterest.com
  • indeed.com
  • theguardian.com
  • sciencedirect.com
  • usatoday.com
  • stackexchange.com
  • alamy.com
  • webmd.com
  • dictionary.com
  • washingtonpost.com
  • npr.org
  • cbsnews.com

Strana poi la situazione di Foursquare, che bloccava GPTBot il mese scorso ma che adesso non lo fa più.

Perchè bloccare il web crawler di OpenAI?

Chiaramente il timore degli addetti ai lavori è quello di vedersi estrarre informazioni e contenuti importanti dai propri siti internet a vantaggio del modello di apprendimento OpenAI (e quindi di chiunque voglia poi usare i programmi per i propri progetti), senza ricevere in cambio un compenso e nemmeno la citazione della fonte. Anche CCbot (acronimo di Common Crawl, il quale fornisce parte dei dati di addestramento utilizzati, tra gli altri, da OpenAI, Google ecc) viene bloccato, ma molto meno (circa 130 siti su 1.000 totali).

Conclusioni

Insomma, molti si dicono propensi e favorevoli all’utilizzo di ChatGPT, Bard e altre forme di Intelligenza Artificiale Generativa, ma al tempo stesso non sono d’accordo sul tipo di utilizzo che se ne fa e, soprattutto, della mancanza di riconoscimento/compenso che da questi ne deriva. Staremo a vedere cosa accadrà. Alla prossima da Pop Up Mag!