Condividi, , Google Plus, Pinterest,

Stampa

Posted in:

Social Jesus: la religione come aggregatore sociale per le vendite

personal jesus

Social Jesus: la religione come aggregatore sociale per le vendite

Cash is God! Questa è la filosofia moderna adottata dalle aziende nell’era della globalizzazione. L’unico modo che hanno le aziende per rimanere vitali è quello di generare profitti e quote di mercato più elevate dei propri concorrenti, in modo da rispettare il famoso il principio di economicità.

Ma se l’equazione da rispettare è Ricavi – Costi = Profitto, qual è il prezzo da sostenere realmente?

La mercificazione dei valori sociali sta diventando una delle leve maggiormente sfruttate dalle aziende nelle campagne di comunicazione per ottenere fatturato.

Con la rivoluzione culturale in atto stiamo assistendo ad un vero processo di secolarizzazione dei paesi occidentali e di distaccamento dai valori tradizionali. Il tema scelto per l’occasione per la nostra rubrica Horror Ads, è uno dei più spigolosi e sentiti da secoli, cioè quello religioso.

All’inizio del 2018, la Corte Europea per i Diritti Umani ha legittimato e difeso l’utilizzo dei simboli religiosi nelle pubblicità, condannando la Lituania per aver multato la Sekmadienis, brand di moda il quale si è servito delle figure di Gesù e Maria per la vendita di jeans. Lo scalpore generato da questa notizia, non poteva non trovare un piccolo posticino nella nostra rubrica.

Analisi della pubblicità

La campagna pubblicitaria lanciata nel 2012 vede l’utilizzo di alcune immagini di due modelli, uno maschile e femminile, che dovevano rappresentare la figura di Gesù e Maria in chiave moderna. Nello specifico, la campagna è stata divulgata attraverso tre Fotografie, sia sul web, che nella cartellonistica. Ma perché ha suscitato cosi scalpore?  Molto semplicemente per i suoi chiari riferimenti ai valori cattolici. Infatti, è possibile notare nelle tre immagini riferimenti al rosario (collana di perle in mano alla modella) e alla “Pietà” di Michelangelo, unite alla scelta dei claim, che sono:

  • “Madre di Dio, che vestito”;
  • “Gesù, che pantaloni”;
  • “Gesù Maria, che stile!”.

La diffusione di queste immagini ha scatenato l’indignazione dei cittadini di fede cattolica, offesi per la dissacrazione e la mercificazione dei loro valori. Di fronte a tutto ciò, l’autorità lituana, con l’aiuto dell’Agenzia della Concessione della Pubblicità, hanno richiesto alla Sekmadienis di ritirare la campagna. A fronte di ciò, la società lituana ha fatto ricorso alla Corte Europea dei Diritti Umani che le ha dato ragione.

Attraverso l’applicazione del principio di libertà d’espressione, la Corte ha sentenziato che utilizzare la figura di Gesù per pubblicizzare dei jeans non è vietato. Inoltre, la stessa Corte ha sentenziato che le immagini in questione non sono un chiaro attacco alla fede cristiana, poiché le medesime non risultano essere né profane, né offensive e non incitano all’odio. La sentenza non è stata priva di polemiche, poiché le motivazioni delle autorità lituane erano più che giustificate, visto che la pubblicità manifestava uno stile di vita non conforme con i principi della fede cattolica.

Dal nostro punto di vista, l’idea pubblicitaria è alquanto avvincente perché ben realizzata nella sua esecuzione, ma non possiamo tralasciare lo sfruttamento dei valori religiosi come aggregatore sociale per le vendite. L’utilizzo di questi valori, in molti paesi, è ancora un argomento tabù.

La domanda che poniamo ai nostri lettori è la seguente:

“Possiamo parlare ancora di tradizionalismo o bisogna superare i classici dogmi del passato?

 

In attesa di una vostra risposta, vi do il passo e chiudo dalle Horror Ads e vi auguro una Buona Pasqua!

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *