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Peace for a Pepsi: la nuova bevanda della pace in Horror ADS

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Peace for a Pepsi: la nuova bevanda della pace per la nostra rubrica Horror ADS

Live Bolder, Live Louder, Live for now!  È il messaggio pacifista di Pepsi al mondo. Persa l’occasione di essere tra i candidati al Nobel per la pace, si colloca sicuramente tra i primi posti degli Epic Fail Awards 2017. Nel ventunesimo secolo i temi sociali sono argomenti seri da non prendere alla leggera e parlare di valori come pace, uguaglianza e unità all’interno di uno spot commerciale significa effettuare un suicidio mediatico in piena regola. Infatti, mercificare questi valori, così sentiti oggi dal pubblico, comporta nei casi più estremi il boicottaggio dei prodotti sul mercato. Sicuramente Pepsi nel veicolare questo spot commerciale non aveva intenzione di offendere nessuno, anche se poteva domandarsi a monte che tipo di reazione avrebbe avuto il pubblico nella presa in visione dello spot.

Analisi dello spot

La campagna lanciata il 4 aprile, giorno dell’anniversario dell’assassinio di Martin Luther King, si incentra sulla veicolazione di un messaggio basato sui valori universali come la pace e la libertà. Lo spot televisivo, ruota intorno al personaggio della modella Kendall Jenner, sorella di Kim Kardashian, che durante un servizio fotografico decide di unirsi alla protesta di un corteo di manifestanti di passaggio, vicino al set in cui lei stava posando. Fin qui nulla di strano, è la semplice icona che vuole diventare un’eroina moderna, al pari di Wonder Woman, ma nelle scene successive si ha la trasformazione del pacifismo in un valore commerciale. Infatti, arrivati davanti ai poliziotti, Kendall si stacca dal gruppo per il suo faccia a faccia con la polizia e per placare gli animi offre una Pepsi ad uno dei poliziotti. Il poliziotto in questione accettando la Pepsi e sorseggiandola, scatena la felicità del corteo, con un cessate il fuoco e tutti vissero felici e contenti.

Casualità o puro ingegno del male?

L’indignazione del Web forse non è dovuta soltanto alla poca mancanza di sensibilità e di tatto di Pepsi nei confronti di questi temi, ma anche ad altri aspetti. Nel 2013 dopo l’assoluzione di George Zimmerman, sui social incominciò a prendere piede l’hashtag #BlackLiveMatter, che darà il nome al omonimo movimento afro-americano contro le incessanti situazioni di discriminazione razziale.

Qual è il collegamento con Pepsi?

Attraverso un’attenta analisi dello spot, si può notare come i movimenti fatti da Kendall Jenner verso i poliziotti e il mondo in cui offre la bevanda verso uno di essi faccia dei chiari riferimenti a una nota fotografia di una ragazza afro-americana durante una manifestazione di Black Lives Matter, convocata dopo l’uccisione di un ragazzo nero da parte di un poliziotto.

Com’era prevedibile, lo spot ha spaccato il pubblico in maniera negativa, generando comportamenti di indignazione e ironia. L’hashtag #PepsiMoment, nelle 48 ore di vita dello spot, è stato utilizzato per messaggi sarcastici e fotomontaggi legati ai diritti civili che hanno ridicolizzato il brand.

Il chiaro riferimento a un episodio sociale così sentito negli Stati Uniti d’America ma trattato in maniera cosi superficiale da Pepsi, non poteva non far scatenare un sentiment negativo del pubblico. Inoltre, ulteriori critiche di contorno sono state indirizzate alla scelta come testimonial di Kendall Jenner, che ad avviso del pubblico, non ha nulla a che fare con le battaglie dei diritti civili.

Il messaggio trasmesso, è da noi interpretato come:

    “Vinciamo le nostre battaglie e combattiamo per i nostri diritti in cambio di una Pepsi!”

Parodia della campagna #Pepsimoment

 

È un messaggio che ha dell’incredibile, tanto da farla finire di diritto nella nostra rubrica Horror Ads.

Se per Pepsi la battaglia per i diritti civili si risolvesse con il baratto del proprio prodotto, diventerebbe l’unica bevanda commercializzata a livello mondiale.

Ad avvalorare la nostra tesi, anche la figlia di Martin Luther King, Berenice, ha espresso il proprio parere attraverso un commento su Twitter:

Se soltanto papà avesse saputo del potere di Pepsi”.

Quella di Pepsi è stata un’azione sbagliata di Corporate Social Responsability che non ha portato a nessuna presa di posizione, né nei confronti delle discriminazioni delle minoranze etniche e ne tanto meno contro la discriminazione in generale. Lo spot è stato ritirato dopo 48 ore dai Social Media, con un comunicato di scuse da parte della stessa PepsiCo. Di seguito riportiamo uno stralcio del comunicato:

Pepsi voleva soltanto lanciare un messaggio globale di unità, pace e comprensione. Di certo non abbiamo centrato l’obiettivo e chiediamo scusa. Non volevamo trattare con leggerezza l’argomento. […] Chiediamo anche scusa per aver messo Kendall Jenner in questa situazione.

Con il cambiamento culturale e il ricambio generazionale, riscontriamo sempre maggiori problematiche nelle comunicazioni dei prodotti, con una maggiore difficoltà da parte delle imprese che incappano sempre più facilmente in sbagli e presunzioni nei confronti del pubblico che subisce questi messaggi.

Le domande che pongo ai lettori sono le seguenti:

Secondo voi un ritorno alle origini e alle radici senza dover sbalordire il pubblico con idee geniali che si rivelano autolesioniste per le imprese, non sarebbe meglio? Una maggiore coerenza con i valori aziendali e un maggior approccio Human to Human, non sarebbe più d’effetto e di valore rispetto alle pubblicità moderne?

Aspettando i vostri commenti e frecciate sul argomento, passo e chiudo dalle Horror Ads.

 

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