PIP e vantaggi fiscali, è vera convenienza?

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PIP

A differenza del Manzoni, che poté permettersi di affidare al giudizio dei posteri la sentenza (ardua) su Napoleone, è importante per noi entrare immediatamente nel mondo dei PIP, per provare ad emettere una sentenza, altrettanto ardua, su questo strumento pensionistico integrativo. Molto sponsorizzato in questi anni, il PIP, acronimo di Piano individuale pensionistico, pare venire incontro alle esigenze italiane, che sostanzialmente si riducono ad una tassazione contenuta e ad un rendimento congruo alle aspettative di vita. Il PIP risponde a questi requisiti?

Cosa sono i PIP?

Anzitutto, due parole sulla natura del PIP. Alla pari di altri strumenti affini, possiamo pensare al PIP come ad un grosso salvadanaio che raccoglie e alloca risorse, in questo caso espresse sotto forma di capitali. Chi decide di sottoscrivere un PIP, versa una quota mensile, generalmente attorno ai 100€, che verrà impiegata in un portafoglio diversificato di investimenti, puntando a generare una rendita vitalizia al raggiungimento dell’età pensionistica. Chiaramente, l’ammontare della rendita dipende dalla consistenza dei versamenti, ma soprattutto dalla capacità del gestore di azzeccare gli investimenti giusti. Tendenzialmente, comunque, il PIP è un buon modo per attutire gli effetti dell’uscita dal mondo del lavoro, e rappresenta una soluzione attualmente molto apprezzata, anche in virtù del sostegno “mediatico” da parte della stampa che si occupa di temi finanziari.

I vantaggi fiscali dei Pip

Uno degli elementi che rende tanto appetibile il PIP è rappresentato dai vantaggi fiscali. Basti pensare, ad esempio, che è deducibile dall’imponibile IRPEF una somma fino a 5164,47€. Ma non finisce qui. La tassa sulle rendite, la cosiddetta Capital Gain, è fissata al 20% e non al 26%. Poi c’è un sistema di riduzioni anche per quanto riguarda i versamenti: la base è al 15%, che si riduce dello 0,3% per ogni anno di partecipazione al piano oltre il 15esimo, per un massimo di 20 anni. Davvero un aspetto da tenere in considerazione. Il timore che si tratti tuttavia di uno specchietto per le allodole aleggia sempre, specie quando si tratta di strumenti la cui conoscenza non è così diffusa. È questo il caso del PIP?

Costi e risparmio

Diciamo subito che la risposta è negativa. Il PIP garantisce realmente un potenziale beneficio tanto in termini di ritorno quanto di tassazione. Il risparmio, su quest’ultimo fronte, è concreto, e per chi sottoscrive un PIP la deducibilità rappresenta senza dubbio una manna dal cielo. È chiaro, tuttavia, che non tutto ciò che luccica è oro. I costi non sono bassissimi, arrivando fino a circa l’1,8% annuo di quanto versato, una percentuale che erode e non poco la deducibilità. Soprattutto per i redditi più bassi, un colpo ben assestato da cui riprendersi non è facilissimo. Bisogna comunque tener conto che, in un periodo in cui il sistema previdenziale pubblico annacqua, la soluzione integrativa è un’opzione che non può essere scartata a cuor leggero. La bilancia dei pro e contro non è mai statica, e tutte le soluzioni presentano degli svantaggi a fronte di elementi positivi; nel caso dei PIP, tuttavia, la fiducia pare ben riposta.

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