Intervista a DigitalPR.store: come fare personal branding al giorno d’oggi

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fare personal branding

Una gestione della propria immagine professionale effettuata con un approccio strategico non può prescindere dal personal branding. Per capire di che cosa si tratta e come si deve operare in questo ambito, abbiamo intervistato il team di DigitalPR.store.

Che cos’è il personal branding?

Grazie al personal branding è possibile distinguersi rispetto ai competitor, rafforzare il proprio posizionamento, diventare riconoscibili e rendersi più facili da ricordare. Il personal branding corrisponde a ciò che i clienti percepiscono di un professionista e al motivo per cui essi finiranno per scegliere quel professionista invece di un altro. Fare personal branding, dunque, vuol dire costruirsi un nome nel proprio ambito di riferimento: e per riuscirci occorre comunicare il proprio valore in maniera efficace. Un obiettivo da raggiungere può essere quello di influenzare non solo i clienti, ma anche altre figure: per esempio i manager di un’azienda, o anche i colleghi.

La promozione personale è una strategia ancora valida?

Un tempo si puntava molto sulla promozione personale e si sottolineava la necessità di costruire a tavolino la propria immagine. Oggi a dire il vero lo scenario un po’ è mutato, vuoi per i social network, vuoi per il web 2.0 in generale. Non a caso si parla di conversazioni e di societing: tra i concetti che contano oggi ci sono il networking, la collaborazione, la capacità di fare rete, la condivisione e soprattutto la trasparenza. Detto ciò, non esiste un personal brand che non sia in grado di esercitare un’influenza e che non abbia la forza che occorre per l’aggregazione di una comunità. Per fare personal branding è necessario partire da quelli che si ritengono i propri punti di forza, che sono quelli che rendono ogni soggetto unico e ne definiscono la personalità. Così, è possibile dare vita a un rapporto duraturo con il proprio target di riferimento: un rapporto che non sia unidirezionale ma biunivoco, attraverso il quale si avrà l’opportunità di conquistare nuove occasioni e, appunto, di migliorare il brand personale.

Personal BrandingCome si può gestire la propria immagine?

Allo stato attuale, è molto complesso avere il pieno controllo della propria immagine, la quale viene definita da un vasto assortimento di attori: i clienti, ovviamente, ma anche le persone con cui si collabora, le figure più autorevoli nel settore di riferimento e in generale tutti coloro che conversano e parlano in Rete. È evidente, dunque, la necessità di essere presenti online e di esserci bene, in modo da non subire il processo ma esserne parte attiva. Non ci può essere un personal branding di successo che non passi dai social network.

Fare personal branding significa imparare a vendere sé stessi?

Non proprio. O meglio: no, se vendere sé stessi implica comunicare una immagine di sé che non corrisponde al vero o trasmettere l’esistenza di un valore aggiunto che poi non si è in grado di garantire. È meglio, invece, illustrare in maniera trasparente i motivi per i quali si dovrebbe essere scelti, da un cliente o da un datore di lavoro. Lo scopo è quello di smettere di cercare gli altri, per farsi cercare dagli altri. Attenzione: non è detto che per una strategia di personal branding sia sufficiente gestire un blog personale o mettere in atto delle campagne di social media marketing. Utilizzare in maniera adeguata i servizi digital è senza dubbio importante, ma prima ci si deve preoccupare di verificare il proprio ruolo nel mercato di cui si vuol far parte.

Che benefici derivano da una strategia di personal branding accurata?

In generale, una strategia di questo tipo è alla base di tutte le operazioni di marketing e di comunicazione di successo. Puntare su sé stessi comporta cercare di conquistarsi delle occasioni che siano coerenti con ciò che si è in grado di fare. Bisogna imparare a presentarsi e a farsi conoscere dagli altri: e una volta che si sarà capito in che modo si fa personal branding, i vantaggi che se ne potranno ricavare saranno evidenti anche dal punto di vista del dispendio di risorse (che diminuirà) e del risparmio economico (che aumenterà).

Chi non fa personal branding non è un bravo professionista?

Assolutamente no: si può essere ottimi professionisti anche non facendo personal branding. Ma questo sarebbe uno spreco, perché vorrebbe dire non valorizzarsi fino in fondo. Come può un bravo designer distinguersi da tutti gli altri senza fare personal branding? E lo stesso discorso si può applicare a molte altre figure professionali, dagli scrittori agli sviluppatori, dai project manager agli architetti, dai travel blogger agli avvocati. Senza una strategia ben definita, è quasi impossibile essere percepiti come diversi dagli altri. Ecco perché è arrivato il momento di imparare a comunicare che cosa si è in grado di fare.

Il posizionamento come si raggiunge?

A volte il personal branding viene indicato come una sorta di strategia di marketing incentrata sull’individuo. In effetti, lo scopo ultimo di tutti i piani di personal branding consiste nel costruire un’immagine di sé che possa catturare l’attenzione delle organizzazioni e delle persone, restando ben impressa. Si tratta, quindi, di posizionare sé stessi: cioè conquistarsi un posto nella memoria di uno stakeholder o di un cliente. Per farlo, bisogna tenere conto dei sistemi di riferimento e dei valori del target a cui si mira.

I professionisti digitali hanno bisogno del personal branding?

Sì, ma non sono certo gli unici. Ormai il mercato del lavoro si è trasformato a tal punto che quello del posto fisso è un mito meno solido e stabile rispetto al passato. Ci si orienta sempre di più in direzione di modalità di lavoro autonomo, ed è per questo che bisogna imparare a fare personal branding: come se si fosse delle startup di sé stessi. E ciò di cui hanno bisogno le startup è qualcuno che dia loro fiducia, investendo in loro. Insomma, non si può fare a meno di comunicare sé stessi, anche presentandosi in un packaging inedito. I professionisti sono prodotti, dopotutto: unici, ma che hanno bisogno di vendersi ed essere comprati.