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HorrorADS: per Audi non vi è pace dopo la pubblicità sessista in Cina

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Audi: i problemi non finiscono mai!

Errori, errori e ancora errori! La casa automobilistica di Ingolstadt è chiamata al tavolo degli imputati per la nostra rubrica Horror Ads. Dopo le diverse problematiche avute con una parte dei propri rivenditori, Audi è stata accusata di sessismo. L’accusa, proveniente dal mercato cinese, riguarderebbe uno spot pubblicitario di pochi secondi che avrebbe accompagnato le vendite dell’usato nel paese. Invece tale pubblicità ha manifestato l’effetto inverso, portando al boicottaggio delle vendite. Lo spot in questione, stereotipa in maniera negativa il valore culturale rappresentato dal senso di approvazione familiare. Infatti, l’intero filmato gioca sul concetto di attenzione, rimarcata da una voce fuori campo che ricorda come una decisione importate deve essere presa con cautela, prima che compaiano immagini dei modelli della casa automobilistica tedesca.

Il video, che solo su Weibo è stato visto da mezzo milione di persone, mostra una coppia di sposi all’altare e poco prima del fatidico “Si, lo voglio!”, ecco che ad interrompere la cerimonia ci pensa un’ansiosa suocera, che ispeziona la futura nuora dalla testa ai piedi, per la sua approvazione finale. Ma l’aspetto più eclatante è stato come alla fine del video, per sottolineare il concetto di attenzione nelle scelte, la suocera guardi il seno della nuora che non è per niente prosperoso. Dall’indignazione mostrata sui social che hanno sottolineato come tale aspetto non rispecchiasse i valori culturali cinesi, la casa automobilistica tedesca è stata costretta a ritirare il video, porgendo le proprie scuse al popolo cinese, affermando come i concetti mostrati nel video non rappresentassero per nulla i valori aziendali. La scelta di marketing effettuata dalla casa automobilistica tedesca gli si è ritorta contro, avendo delle ripercussioni negative sull’immagine del brand. Infatti, già da alcuni anni, le immatricolazioni in Cina avevano subito un grosso calo, ma la mancata preparazione su quali siano i valori culturali del mercato e come non offenderli, gli è costato caro, così come mostra l’intervento di Washington Post sull’argomento:

 

Dalle HorrorAds è tutto. Passo e chiudo!

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