SEO: cos’è il paradigma Google EAT e come sta evolvendo

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SEO: cos’è il paradigma Google EAT e come sta evolvendo nelle strategie di aziende e agenzie

Ancora una volta ci ritroviamo a parlare di SEO e di posizionamento sui motori di ricerca. Infatti, abbiamo già trattato in svariate occasioni dell’argomento ma ci sembra utile continuare a parlarne, vista la complessità e l’ampiezza del topic. Ed è così che oggi ho deciso di scrivere sul paradigma Google EAT e della sua importanza.

Vedremo insieme di cosa si tratta e in che modo evolve insieme alle strategie di imprese e agenzie. Bentornati su Pop Up!

Google EAT: cos’è e in cosa consiste

Google EAT è l’acronimo di:

  • Experience (esperienza);
  • Authoritativeness (autorevolezza);
  • Trustworthiness (affidabilità);

Questa sigla E-A-T altro non è che l’insieme delle linee guida dettate da Google per guidare il lavoro dei quality raters nell’analisi delle pagine presenti sul web, al fine di posizionare in alto quelle che rispettano tali requisiti qualitativi. Infatti, il punto focale degli sforzi odierni del motore di ricerca americano è quello di fornire agli utenti, dei risultati di ricerca più in linea con il proprio search intent.

Ma cosa significano questi termini nello specifico? Vediamolo insieme!

Esperienza (Experience)

Il primo termine riguarda l’esperienza, inteso come capacità della pagina web di esaudire il desiderio di conoscere un determinato argomento, che proviene da un utente, e che solo un interlocutore esperto sull’argomento può descrivere.

In generale, se ho esperienza in un determinato campo, sarò più capace di discutere di un determinato argomento rispetto ad un soggetto che non ha il mio stesso grado di esperienza. Esempio: se discuto di una malattia sul web e sono un dottore, probabilmente ne saprò di più rispetto rispetto ad un fashion blogger che si occupa di moda. In questo caso, probabilmente, descrivendo nello specifico la malattia in esame mi posizionerò più in alto dell’esperto in fashion. Che però a sua volta potrebbe avere la meglio se si parla di moda e non di medicina. In generale quindi, possiamo dire che l’esperienza fa in modo da prendere in esame contesto e capacità, di chi descrive l’argomento, di esaudire l’intento di ricerca dell’utente, ossia l’informazione che l’utente si aspetta di trovare sul web.

Questo elemento potrebbe segnare la capacità di posizionare meglio i siti settoriali rispetto a quelli generici.

Autorevolezza (Authoritativeness)

L’autorevolezza del contenuto si basa invece sul valore dello stesso e, in genere, del proprio progetto sul web. In questo caso, ad entrare in gioco, vi sono alcuni indici che Google potrebbe prendere in considerazione per il posizionamento del contenuto, come i link ricevuti e il soggetto che ci ha linkati, le citazioni e le menzioni al brand e i riconoscimenti ottenuti in passato. In questo contesto, sembrerebbe che l’autorevolezza del sito e del contenuto specifico riguardino il riconoscimento della capacità del contenuto stesso di essere di qualità per gli utenti. E questo perchè è stato citato, menzionato, linkato in passato. Inoltre, a supporto di tale tesi, abbiamo un brevetto depositato da Google nel 2015 che classifica i risultati di ricerca in base alle metriche delle entità.

Affidabilità (Trustworthiness)

L’affidabilità è simile all’autorevolezza, ma in questo caso è riferibile al sito, oltre che al contenuto, e nello specifico alla capacità del sito di essere stato in grado di assolvere al suo compito “informativo” e di search intent in passato e durante la sua storia. In effetti, se vogliamo fare un esempio molto banale: se andiamo a comprare un paio di scarpe in un negozio e questo ci tratta bene, ci fornisce un ottimo prodotto e si vede che è esperto sul mondo delle scarpe, probabilmente ne parlerò bene agli altri, e mi recherò qui ogni volta che avrò bisogno di un paio di scarpe. Qui funziona in maniera molto simile: se il sito è autorevole in materia, è probabile che ogni volta che avrò bisogno di una notizia in merito ad un topic mi possa recare sul sito in questione, preferendolo agli altri, e ne parlerò bene con la mia community (in termini di commenti e recensioni positive).

L’esempio usato nelle linee guida è quello del BBB, un’organizzazione americana che raccoglie valutazioni sulle aziende, provenienti dai consumatori. Avere un alto numero di recensioni positive, potrebbe essere valutato da Google come un segnale che il nostro sito è affidabile.

Come evolve la EAT in base all’evoluzione del web

Con il passare del tempo, gli stessi concetti inseriti nel paradigma E.A.T. si evolvono, andando a incidere in modo profondo sulle strategie di agenzie e brand. Ovviamente lo stesso paradigma si evolve all’evolversi di Google, ma in generale possiamo dire con l’evoluzione dello stesso spazio web. Un mondo sempre più complesso e profondo, nel quale sono richiesti sempre più requisiti per entrarne a far parte. Ad ogni aggiornamento, update, da parte di Big G, probabilmente anche il paradigma EAT tende a modellarsi secondo i cambiamenti apportati dal brand americano. Un paradigma che tiene probabilmente conto di settorialità, qualità del contenuto, originalità, segnali esterni al sito (link, menzioni, recensioni), e soprattutto attenzione all’utente, ai suoi bisogni e ai suoi intenti di ricerca, che possono fare la differenza tra un contenuto posizionato in alto oppure più in basso in serp. Utente/Consumatore di contenuti al centro della strategia SEO: questo dovrebbe essere il fine ultimo di chi lavora in questo settore.