Il foraging corre sui social per il cibo di qualità

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Sono sempre di più gli chef che hanno riportato il focus della gastronomia sulla qualità della materia prima, andando a mettere al centro della loro cucina la stagionalità e la filiera corta; il famoso “chilometro zero” di cui spesso sentiamo fare menzione.

Una tendenza sempre più apprezzata da gourmet e da tantissimi follower dei grand food influencer,  anche per la cresciuta attenzione verso i benefici della sana alimentazione e tutte quelle pratiche che ne influenzano la sostenibilità e riducono lo spreco alimentare. Ed ecco entrare in gioco la nuova tendenza del foraging.

Cos’è il foraging?

Il foraging è l’atto di raccogliere i prodotti della natura selvatici (gratuitamente)

Spesso era un soddisfacimento di bisogni alimentari che derivava da precarie condizioni economiche. Senza ricorrere a termini inglesi, in italiano si dice “alimurgia”, che significa letteralmente scienza che studia l’utilizzo nel cibo selvatico in cucina. 

Questo moderno trend lo si deve principalmente ai Paesi scandinavi (il caso più famoso è il ristorante Noma della capitale della Danimarca, Copenhagen, il cui pluripremiato chef è il danese con ascendenze albanesi René Redzepi). Ci insegnano che lo staff di cucina va giornalmente per le acque basse della costa a raccogliere ceste di tenere alghe e per monti con lo zaino da trekking per proteggere il carico di erbe aromatiche, di funghi, muschi, licheni e specie floreali commestibili per arricchire le pietanze.

I social forager più influenti

La massima esponente in Italia è la chef influencer Valeria Margherita Mosca, forager e direttrice di Wood*ing Wild Food Lab, fondato nel 2010. Il primo lab al mondo di ricerca e catalogazione sull’utilizzo del cibo selvatico per l’alimentazione umana. Oltre confine meritano menzione Johnna Holmgren, Natalie Bogwalker, forager come scelta di vita.

Siamo abituati alla ricerca degli alberi per coglierne i funghi che crescono lungo il tronco oppure nelle immediate vicinanze della base, ma chi penserebbe di potersi ritrovare nel piatto un pezzo di corteccia? Ebbene sì, proprio la “pelle” dell’albero.

Anche il sottobosco cela risorse eccezionali, come le more, i funghi, muschi e licheni, asparagi selvatici e frutti rossi ricchi di antiossidanti come insegna Mark “Merriwether” Vorderbruggen, che gestisce il sito web “Foraging Texas” dalla sua casa di periferia fuori Houston: un raccoglitore espertissimo che insegna quotidianamente con le sue dirette streaming.

Durante la pandemia i follower del foraging USA sono triplicati, soprattutto per il timore che i tradizionali canali di approvvigionamento di cibo restassero senza forniture per il lockdown.

Il foraging piace ai sostenitori del bio

In molte preparazioni anche non stellate si usano i fiori edibili per dare un tocco di colore e di leggerezza alla pietanza, anche se non hanno un sapore consistente e quasi sempre sono coltivati dall’uomo.

Se ne fa molto uso nelle foto presentazioni per andare incontro alle preferenze dei sostenitori del biologico e respect food, catturati da immagini pubblicitarie che richiamano chiaramente natura e sostenibilità.

Tutt’altra strategia e tipo di prodotti quelli proposti da KFC nei suoi veicoli autonomi.