Fake News: cosa sono e come si diffondono online

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La psicologia delle Fake News: cosa sono e come si diffondono in rete

Nell’era digitale si fa un gran parlare di fake news. A chi di voi non è mai capitato di incappare in una notizia che sembrava vera ed invece si è rivelata una bufala? In questo post cercheremo di indagare il fenomeno e rispondere ad una serie di quesiti.

Fake news: cosa sono?

Le fake news sono quelle notizie che si diffondono in rete, che sembrano vere e che quindi ci inducono a condividerle sui nostri canali social o blog, rivelandosi però prive di fondamento.

Il termine fake news è stato addirittura incluso come neologismo all’interno dell’Enciclopedia Treccani, la quale ne restituisce la seguente definizione: 

Fake news, Locuzione inglese (lett. notizie false), entrata in uso nel primo decennio del XXI secolo per designare un’informazione in parte o del tutto non corrispondente al vero, divulgata intenzionalmente o inintenzionalmente attraverso il web, i media o le tecnologie digitali di comunicazione, e caratterizzata da un’apparente plausibilità, quest’ultima alimentata da un sistema distorto di aspettative dell’opinione pubblica e da un’amplificazione dei pregiudizi che ne sono alla base, ciò che ne agevola la condivisione e la diffusione pur in assenza di una verifica delle fonti.

Un interessante studio del MIT sui motivi che portano alla condivisione della fake news

Come dicevamo, tutti noi almeno una volta nella vita, sono incappati in una fake news: infatti 6 persone su 10 condividono online un articolo dopo aver letto solo il titolo e ben il 23% degli americani ha ammesso di aver postato una fake news online.

Vediamo ora i motivi per i quali le fake news si diffondono così rapidamente sul web.

Uno studio recentemente condotto dal MIT ha analizzato la diffusione di 126.000 storie su Twitter tra il 2006 e il 2017. La ricerca ha mostrato come le fake news raggiungono un’audience di 100 volte superiore e corrono più velocemente delle notizie reali, con un pubblico tra le 1.000 e le 100.000 persone contro le sole 1.000 delle notizie reali.

Un dato interessante è che i bot non sono responsabili del fenomeno e le fake news vengono rilanciate da persone reali.

Ma perché in così tanti vengono tratti in inganno?

Il MIT ha ipotizzato due possibili cause del fenomeno.

  • L’elemento della sorpresa è il motore che spinge forse l’utente a divulgare il contenuto online e le fake news sono scritte in modo da accattivare ed emozionare molto più delle notizie reali. La loro diffusione corrisponde all’esigenza delle persone di condividere breaking news con amici e contatti;
  • La seconda ragione sta nel coinvolgimento emotivo che una storia inventata genera e che porta la stessa a ricevere maggiore diffusione sui social media: in questo caso un ruolo fondamentale è svolto proprio dalle emozioni.

Nell’articolo Cosa rende un contenuto virale?”, i ricercatori Johan Berger e Katherine L.Milkman hanno scoperto che il contenuto che evoca emozioni come la rabbia è maggiormente condiviso rispetto a quello che genera emozioni di bassa intensità. Inoltre anche le emozioni positive portano ad una maggiore condivisione online e questo fa sì che anche le fake news diventino facilmente virali.

Il linguaggio tipico della fake news

La caratteristica tipica della fake news è il linguaggio sensazionalistico che si usa nella redazione del contenuto, ben diverso da quello usato nelle notizie reali, ma anche nella satira o nella propaganda.

Le parole usate sono esagerate con abbondanza di aggettivi, superlativi e avverbi modali rispetto alle notizie reali che si basano su comparazioni, dati e numeri. Inoltre le notizie reali sono impersonali a differenza delle notizie false, che fanno ampio uso di pronomi personali di prima e seconda persona, espressioni vaghe e avverbi.

Un’altra ricerca che ha analizzato il linguaggio delle fake news, ha notato come queste siano scritte in modo da rispecchiare l’informazione reale e usino meno stop word (parole che i motori di ricerca considerano poco significative) e nomi propri come avviene nella satira, hanno un titolo lungo e un corpo del testo ripetitivo, breve e scarsamente informativo.

Dare la colpa al cervello? Non solo!

Oggi le persone hanno accesso a miliardi di risorse online rispetto agli anni passati, per cui prima di condividere una notizia sarebbe possibile verificarne la veridicità.

Secondo uno studio, apparso sulla rivista Cross Mark, che ha analizzato il comportamento online di 326 milioni di utenti su Facebook in 6 anni, per la maggior parte di questi, l’informazione online si limita a poche pagine Facebook e questo fenomeno porta all’accentuarsi della disinformazione e alla diffusione delle fake news. Questo dipende dalla capacità cognitiva della persona nel distinguere la notizia reale dalla fake news e questa caratteristica è collegata alla memoria, che in molti casi non riesce a lavorare al meglio, per età o caratteristiche personali, rendendo le persone vittime delle bufale online.

Non manca il ruolo dei fattori ambientali, come dimostra questo studio pubblicato su Nature Human Behaviourche evidenzia una relazione tra la qualità e la popolarità del contenuto, con la possibilità che questo, anche se falso, diventi virale. La tendenza a condividere è inoltre accentuata dai social network, sui quali è difficile verificare la veridicità di ogni singolo post.

I retweet sono molto spesso bugie

La ragione della rapida diffusione delle fake news sono spesso i social media, che creano un effetto di verità illusoria. Se abbiamo già letto la notizia da altri, saremo più portati a credere che questa sia vera, perché la ripetizione ha influenza sul nostro cervello e aumenta la velocità con cui registriamo l’informazione con la possibilità di errori.

Inoltre un recente studio ha mostrato alle persone delle notizie false, con i titoli nel formato dei post di Facebook e ha dimostrato come il titolo svolga un ruolo fondamentale nel decidere se si tratti di una notizia vera o una fake news.

Un fenomeno difficile da ridimensionare

Un altro elemento comune della fake news è la difficoltà nel ridimensionare la notizia, sempre per il ruolo giocato dalle emozioni. La psicologa Johanna Kaakinen dell’Università di Turku, nel suo studio sulle fake news, ha analizzato le reazioni alle bufale dal punto di vista psicologico e sulla base dell’analisi dei movimenti oculari, dimostrando che la fake news aumenta l’attenzione e rende poco inclini a rivalutare il contenuto in un secondo momento.

Nel 2017, Facebook ha ammesso di segnalare le bufale online, bloccando un determinato linguaggio e impedendo la visibilità di tali contenuti.

Ecco alcuni consigli del professor John Cook, per evitare di cadere nella trappola delle fake news e realizzare contenuti reali:

  • Focalizzarsi su fatti piuttosto che su miti;
  • Usare un linguaggio reale e semplice;

Non esiste però una soluzione adatta a tutti, soprattutto dato il sempre maggiore accesso al web da mobile. La propaganda è sempre esistita ma oggi è davvero semplice manipolare le persone usando la psicologia e i bias cognitivi, dato anche il fatto che viviamo in un ambiente sempre più dinamico.

Possiamo solo cercare di proteggerci dalla disinformazione, aprendo la mente, selezionando le fonti delle notizie e non limitandoci alla lettura delle pagine Facebook.

Sicuramente quello delle fake news è un problema sociale e la soluzione non è per nulla semplice.