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Scandalo Facebook: tra class action e le convocazioni in Parlamento

Scandalo Facebook: cosa sta succedendo?

Sono giorni difficili per il mondo dei social media: lo scandalo Facebook, che ha investito il social medium di Mark Zuckerberg ha scatenato reazioni in tutto il mondo. Infatti da quando si è portata alla luce la vicenda che vede implicati i vertici della Casa Bianca e quelli di Cambridge Analytica nella diffusione dei dati di oltre 50 milioni di utenti, utilizzati nella campagna elettorale alle ultime presidenziali di Donald Trump (con lo stesso presidente che ha promesso impegno per tutelare la privacy dei cittadini), tutto il mondo si è mosso in difesa della riservatezza dei propri dati e anche i mercati azionari vedono il crollo di Facebook anche in Borsa: A Wall Street, dopo la giornata nera di ieri, anche oggi il titolo di Facebook è arrivato a perdere oltre il 5%. Mark Zuckerberg ci avrebbe rimesso quasi 5 miliardi di dollari in sole 24 ore e il crollo ha investito anche l’altro colosso Twitter, che vede perdere il valore delle proprie azioni, che scivolano a 31,68 dollari ad azione, con un calo del 9%. Insomma in Borsa si sa, quando accadono episodi del genere, questi portano con se strascichi pesanti e interi capitali in fumo.

In Italia si pensa già ad una class action contro Facebook

Nel frattempo Mark Zackerberg sarà chiamato a discutere di quanto accaduto presso il Parlamento, inglese prima ed europeo poi. La sua situazione è in una fase delicata. A farne le spese potrebbe essere il capo della sicurezza informatica di Facebook, ma da Menlo Park smentiscono tali voci. Sul sito Rainews si apprende che il parlamento inglese ha convocato Mark Zuckerberg, chiedendogli di comparire davanti a un comitato che indaga sulla diffusione di fake news, accusando la sua compagnia di averli ingannati. Inoltre il fondatore di Facebook è stato chiamato a fornire prove al Comitato su digitale, cultura, media e sport: in una lettera, il presidente della commissione, Damian Collins, ha scritto che a Facebook è stato ripetutamente chiesto come altre società abbiano potuto acquisire e detenere i dati degli utenti del suo sito e se questi siano stati concessi con il consenso degli utenti:

“Le risposte dei suoi funzionari hanno sempre minimizzato questo rischio e sono state fuorvianti per il comitato” – si legge – “è giunto il momento di sentire un dirigente con autorità sufficiente per fornire un resoconto accurato di questo catastrofico fallimento del processo di gestione dei dati personali di milioni di utenti”. Zuckerberg dovrà rispondere entro il 26 marzo.

Intanto in Italia si prepara una class action contro Facebook: infatti una prima richiesta di risarcimento è scattata già negli USA ed avanzata presso la corte distrettuale di San Josè, California, contro i dati utilizzati senza permesso per la campagna presidenziale di Donald Trump e il Codacons fa sapere in una nota che, qualora ci siano state irregolarità anche nel nostro paese, scatterà una class action volta a tutelare gli interessi dei cittadini italiani, utenti del social network.

Tempi duri attendono Mark e il social medium da lui fondato. Vedremo se sarà uno scivolone momentaneo o l’inizio della fine.

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