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L’eliminazione ai mondiali di calcio 2018: una tragedia sportiva ed economica

Mondiale Russia 2018: un affare prestigioso da 360 milioni di Euro

Italia si’ Italia no Italia bum, la strage impunita. Puoi dir di si’ puoi dir di no, ma questa e’ la vita” è il ritornello del memorabile pezzo di Elio e le Storie Tese e una fotografia meravigliosa della debacle della nazionale italiana nei playoff di qualificazione ai mondiali di calcio 2018.

Si tratta di un fenomeno attorno al quale ruota un grande business e quindi la disperazione per non aver centrato la qualificazione mondiale é colpa esclusivamente della FIGC (Federazione Italiana Giuoco Calcio) e dei suoi rappresentanti, in primis l’ormai ex allenatore Gian Piero Ventura, a sua volta guidato dal fallimentare presidente dimissionario della FIGC Carlo Tavecchio e di tutto il consiglio.

Tanto la morale é sempre la stessa, come nella canzone citata sopra, ovvero “Italia gnamme, se famo du spaghi”, atteggiamenti in perfetto stile politica italiana che hanno stancato. Servono dei veri manager per modernizzare il calcio italiano e non dei burocrati, che non sanno neanche che il pallone é tondo e va preso a calci per segnare.

Ma parliamo ora di economia e marketing: in concreto, quanto ci costa questa eliminazione ai mondiali di calcio 2018?

Il Sole 24 Ore ha fatto una stima di quanto costa al brand azzurro la mancata qualificazione ai Mondiali in Russia e parliamo di cifre di tutto rispetto: 43 milioni di Euro su un fatturato complessivo di 174 milioni di Euro (l’ultimo bilancio della FIGC), fondi che almeno in parte dovrebbero finanziare il mondiale Qatar 2022. Tanto questi milioni non faranno la differenza. Oppure si? Altroché! L’economia del nostro Paese é comunque sotto la media UE. So per certo che il brand value dell’Italia, il suo merchandising e tutto l’indotto risentirà parecchio di questa fuoriuscita, che equivale ad una apocalisse oltre che ad una pessima figura di una delle nazionali piú blasonate della storia di questo sport.

Attualmente l’appeal della nostra Nazionale (carica di trofei e fascino internazionale) é ai minimi storici e di conseguenza il futuro commerciale della federazione e del brand azzurro é  abbastanza compromesso. Una prima perdita in termini di brand awareness é, stando a quanto riportato dall’autorevole voce della Gazzetta dello Sport, la disdetta da parte dell’Argentina per la partita amichevole del prossimo 23 marzo. Effettivamente tale sfida non avrebbe molto senso, a due mesi circa dal prestigioso Mondiale, per la squadra di uno dei marcatori più prolifici della storia del calcio mondiale, ovvero Leo Messi. Le motivazioni sono evidenti, da un lato non si vuole rischiare infortuni gravi dei propri giocatori e dall’altro lato la sfida non garantirebbe un incasso prospettato per ovvie questioni di attrattiva.

I mondiali di calcio 2018: un evento sportivo globale e una vetrina per tutta una nazione

L’eliminazione dell’Italia dai Mondiali in Russia rappresenta un danno economico e di prestigio per tutto il Paese, quantificabile secondo alcune stime in circa 10 miliardi di Euro, teoricamente la metà di una normale manovra finanziaria. Insomma un danno pesantissimo non solo per FIGC e tutto il movimento calcistico italiano, ma soprattutto per gestori di locali, agenzie di viaggio, consumi alimentari, editoria, e via discorrendo.

Dunque il Mondiale di Calcio non é solamente una manifestazione sportiva,  ma bensì una vera e propria vetrina per un intero Paese, attorno al quale ruotano interessi economici davvero notevoli. Basti pensare che la rassegna calcistica verrà seguita da una platea di circa 2 miliardi di persone e tutti i consumi correlati hanno un impatto positivo.

Quindi l’Italia, la seconda federazione più vincente al mondo, va riformata come mai è stato fatto prima, secondo le logiche moderne di comunicazione e marketing, partendo dalla FIGC e dai campionati di Serie A e B, che dovrebber essere direttamente relazionabile con l’UEFA. Ma andiamo a vedere nel dettaglio il danno economico per la mancata qualificazione sul calcio italiano, che spazia dai mancati introiti per la FIGC ai diritti  TV, passando per corrispettivi e royalties.

Dagli ultimi bilanci FIGC, la qualificazione ai Mondiali ha portato una decina di milioni nelle casse della Federcalcio e quindi di circa 8,1 milioni di Euro, che é il premio minimo per le squadre eliminate nella fase a gironi,  cosí come i 11,6 milioni di Euro per l’eventuale  passaggio agli ottavi, 15 milioni di Euro per aver raggiunto i quarti non saranno riservate per la nostra federazione. Inutile elencare anche i premi in denaro per le prime tre classificate. Basta vedere la tabella dei premi della FIFA per i Mondiali 2018 in dollari per rendersi conto.

         Fonte: CalcioFinanza

Nel 2014, le royalties dello sponsor tecnico, legate alle vendite nei negozi, ha fatto segnare alla FIGC circa 2 milioni di Euro in più e non partecipare al campionato sportivo per antonomasia fará crollare i proventi legati alla sponsorizzazione.

Il brand azzurro é sempre stata la nazionale di riferimento per Puma (lo sponsor tecnico), che non si sarebbe mai immaginato un mondiale senza di essa. Si tratta di un brutto colpo per il brand bavarese, che dopo Austria, Camerun, Costa d’Avorio, Ghana e Repubblica Ceca, sará solo presente in Russia sulla maglia della nazionale svizzera e non potrá ripetere gli ottimi risultati di vendite ottenute all’ultimo Europeo. Chissá se Puma ridiscuterà al ribasso il contratto di sponsorizzazione di quasi 20 milioni di Euro annui fino al 2022?

Fonte: CalcioFinanza

Nel 2014 (l’ultimo Mondiale) i ricavi dai diritti tv per le gare, le qualificazioni e le amichevoli sono stati di 28,7 milioni di Euro. Anche se al momento non si sa quale broadcaster trasmetterá i Mondiali 2018 in Italia, é evidente che senza gli azzurri in gara la Federcalcio non ci guadagnerà e di conseguenza il prezzo scenderá, visto che i proventi derivanti dai diritti televisivi è subordinato al numero di gare svolte, alla loro natura e al ranking delle squadre con cui gli incontri vengono disputati da parte della Nazionale.

Insomma il conto della disfatta é facile stimarlo, mentre il danno all’immagine no:

  • Ticket aerei e agenzie vacanze (il 5% del milioni di spettatori in Russia sarebbe arrivato dall’Italia)
  • Scommesse e Fisco, (il gettito erariale prodotto dalle giocate sulle partite della Nazionale si aggira intorno al miliardo di Euro)
  • Rai e Sky, che avevano investito circa 180 milioni per i diritti;
  • Gadgets e magliette degli azzurri;
  • Bilancio FIGC compromesso;

Per la seconda volta nella storia dei mondiali di calcio, l’Italia non parteciperà e quello che  abbiamo  visto in campo nelle gare contro la Svezia non é il peggio perchè quello si trova negli uffici della FIGC, cioè una classe dirigente attaccata alla propria poltrona con il terrore di perdere i propri privilegi. Quindi cari dirigenti, se veramente volete riscattare il danno d’immagine e restituire carattere alla nazionale azzurra, che rappresenta il principale asset della Federazione e del movimento calcistico tricolore, per favore togliete il disturbo…e senza sbattere la porta. Grazie!

 

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