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Social media ed haters

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Social media ed haters: ne parliamo in Pop Up Magazine

Bentrovati nel mondo dei social media. Nel post odierno vi parleremo di un tema sempre attuale: stiamo parlando di haters, ossia coloro che diffondono odio sui social, utilizzando i propri account o profili falsi.

Definizione e legge

Su Wikipedia la definizione di hater (o leone da tastiera) recita così:

Hater è un sostantivo che deriva dall’inglese to hate, odiare. È spesso utilizzato nel gergo di Internet per indicare coloro che esternano e diffondono odio nei confronti di altri individui per mezzo delle reti sociali”.

Per difendersi da chi è divenuto oggetto d’odio si può ricorrere al codice penale ed in particolare all’articolo 595 che tratta del reato di diffamazione. Qualche ulteriore reato è direttamente perseguibile d’ufficio, ad esempio le minacce gravi, altri tramite querela dell’offeso.

Chi oltraggia categorie intere, ad esempio gli ebrei o gli immigrati, può riferirsi alla legge numero 654 del 13 ottobre 1975 che ratifica ed esegue la convenzione internazionale delle forme di discriminazione.

Se si è testimoni di atteggiamenti d’odio online, bisognerebbe comunque segnalarlo alla Polizia postale perché potrebbe essa stessa togliere i contenuti lesivi.

Haters e loro bersaglio

Chi naviga sui social media avrà certamente incontrato i cosiddetti haters, uomini e donne, giovani o meno. Spesso camuffati sotto nomi improbabili, si divertono a commentare con odio apparentemente immotivato i post di altri utenti o, addirittura, partendo da propri articoli. Sono senza coraggio, non in grado di confrontarsi di persona e capaci di tanto odio solo perché protetti dall’anonimato dato dal computer.

In realtà la denigrazione altrui è sempre esistita, ma oggi si aggredisce anche per futili motivi; purtroppo non è possibile obbligare le società ad assumere risorse soltanto per controllare i post, bisogna unicamente sperare che gli algoritmi programmati per riconoscere la semantica dell’odio vengano perfezionati senza però tralasciare, cosa fondamentale, di educare i navigatori fin da piccoli, visto che ormai già alle elementari i bambini vengono muniti di smartphone e, convinti che sia un gioco, si infieriscono su un compagno. Poi, entrando nell’età adolescenziale, lo fanno proprio per ferire.

Il virtuale, in effetti, corrisponde al reale. Sei tu che posti, sei tu l’intollerante e quello che scrivi ha delle conseguenze. Gli individui vanno rispettati, puoi dirgli che non sei d’accordo, ma non puoi offenderlo, perché dimostri di non avere argomenti.

La mappa dell’intolleranza, che misura l’odio online nella penisola, dimostra che le donne sono largamente la categoria più odiata, seguite a molta distanza dagli omosessuali, dai migranti, dai diversamente abili e dagli ebrei.

Pensare sempre bene a chi si dà l’amicizia sui social può limitare i danni; se già si è data si può comunque bloccare l’hater. 

Cosa accomuna gli haters

  • Ogni hater crede che può insultare perché solo i suoi sono i concetti giusti, non accettando le idee altrui, se ne frega del confronto, non risponde logicamente;
  • Ritiene la violenza verbale un comportamento normale riparandosi dietro la libertà d’espressione;
  • È sempre alla ricerca di nuove prede da insultare;
  • È invidioso, insicuro, ha difficoltà d’interazione sociale;
  • Quando attacca usa account fake;

Inoltre alcuni di loro:

  • Vedono spesso nel successo altrui lo specchio della loro inadeguatezza e mediocrità;
  • Odiano per partito preso o per sentito dire;

Gestione degli haters

  • Se le critiche abbondano sullo stesso argomento, potrebbero anche essere vere, quindi facciamo autocritica;
  • Nei social network non cancellare il commento di un hater (potrebbe tornarti utile in sede penale), ma prenditi una pausa e rispondi sempre a qualsiasi critica con educazione, senza scendere allo stesso livello, magari lo converti;
  • I commenti degli haters rendono più visibili i post, il che non è male;
  • Abbiamo un pubblico che ci legge, comportiamoci bene e facciamo vedere a tutti quanto siamo bravi, magari usando l’arma dell’ironia;
  • Rammentare che il proprio valore non dipende da ciò che scrive l’hater;
  • Se si è in difficoltà chiedere aiuto e, nei casi più gravi, denunciare alla polizia postale;

Disinibizione del web e conclusioni

La possibilità di restare anonimi spinge l’hater a non comportarsi come nella vita reale. Ma perché online si ha la sensazione di più libertà?

La Rete dà l’occasione di esprimersi in anonimato. Ciò implica la scomparsa delle inibizioni.

Interagendo face to face, monitoriamo i feedback visivi che l’altro, volontariamente o involontariamente, invia; online queste retroazioni non ci sono e l’essere nascosti riduce l’inibizione.

Questi fattori uniti all’erronea convinzione che non sia reale ciò che si fa in Rete, fanno scordare le normali regole di comportamento. 

Online si crede che non si possa essere perseguiti legalmente e ci si sente autorizzati a fare ciò che nel mondo vero normalmente non si farebbe.

La conclusione è che oggi il fatto di riscontrare tali comportamenti, sia pure nel linguaggio online, non è assolutamente rassicurante, speriamo migliori a breve, prima che il fenomeno peggiori.

Per restare informate su tematiche di web marketing ed informatiche in generale puoi visitare il blog di Andrea Pacchiarotti.

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