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Privacy Facebook in Belgio: stop alla raccolta dei dati degli utenti

Privacy Facebook: la corte belga ordina di interrompere la raccolta dei dati degli utenti

A Facebook è stato ordinato dal tribunale belga di interrompere la raccolta di dati sugli utenti o di pagare 100 milioni di euro di multa dopo aver perso la causa per il consenso e il tracking.

Dopo una lunga battaglia tra la commissione belga per la protezione della privacy (CPP) e il social network di Zuckerberg, il tribunale belga ha deciso che la Privacy Facebook ha infranto la legge, tracciando i movimenti dei suoi utenti su siti di terze parti.

“Facebook ci informa in modo insufficiente sulla raccolta di informazioni su di noi, il tipo di dati che raccoglie, ciò che fa con quei dati e per quanto tempo li memorizza”, ha sentenziato la Corte. “Inoltre non ha ottenuto il nostro consenso per raccogliere e archiviare tutte queste informazioni.”

A Facebook è stato anche ordinato di cancellare tutti i dati raccolti illegalmente sui cittadini belgi, comprese persone che non erano utenti del social network.

Secondo il tribunale, il social network utilizza diversi metodi per tracciare il comportamento online delle persone che non si trovano sul suo social network, inserendo cookie e pixel invisibili su siti web di terzi.

Richard Allan, vicepresidente della public policy di Facebook per l’EMEA, ha dichiarato che la società è rimasta delusa dal verdetto e ha intenzione di fare appello: “I cookies e i pixel che utilizziamo sono tecnologie standard del settore e consentono a centinaia di migliaia di aziende di far crescere le loro attività e raggiungere i clienti in tutta l’Europa”. E aggiunge: “Richiediamo a qualsiasi azienda che utilizzi le nostre tecnologie di fornire un chiaro avviso agli utenti finali e diamo alle persone il diritto di non partecipare all’utilizzo dei dati raccolti su siti e app al di fuori da Facebook, utilizzati per gli annunci pubblicitari“.

Belgio contro Facebook

La battaglia tra Belgio e Facebook è in corso dal 2015, quando il CPP ha commissionato uno studio ai ricercatori dell’Università di Leuven, secondo cui il monitoraggio di tutti i visitatori da parte di Facebook attraverso l’utilizzo di cookies senza il loro consenso esplicito violava la normativa dell’UE. Il CPP, che non ha poteri per penalizzare direttamente le aziende, ha portato Facebook in tribunale quell’anno con l’accusa di aver “calpestato” la legge sulla privacy in Belgio e UE, dopo aver provato a trovare un accordo con il social network in seguito ai risultati rivelati dai ricercatori.

La corte belga ha ordinato a Facebook di smettere di tracciare le attività delle persone non iscritte al social network alla fine del 2015, minacciando sanzioni. Facebook ha presentato un appello contro la sentenza della corte all’inizio del 2016, contestando che il Belgio non aveva giurisdizione sul social network in quanto le sue attività europee avevano sede a Dublino. Facebook ha anche contestato l’uso dell’inglese nella sentenza tra cui parole come “browser” e “cookie”, affermando che l’utilizzo dell’inglese era contro la legge belga che prevede solo l’olandese, il francese o il tedesco.

Facebook ha poi vinto in appello, ribaltando la decisione che gli aveva impedito di utilizzare i cosiddetti “cookie Datr” per tracciare l’attività Internet degli utenti che hanno effettuato il logout dal social in Belgio. Tale appello è stato ora rovesciato, con la corte che appoggia le conclusioni del CPP.

Questa è solo una delle tante battaglie che Facebook sta combattendo in Europa. L’Unione Europea e le sue nazioni criticano continuamente Facebook per non aver fatto abbastanza per affrontare l’aumento delle notizie false e per affrontare i contenuti degli “estremisti”.

Anche WhatsApp si trova ad affrontare una task force dell’European Data Regulator per la sua incapacità di affrontare adeguatamente le preoccupazioni relative al consenso degli utenti sulla condivisione dei dati WhatsApp con Facebook. Le impostazioni sulla privacy del social network e l’uso di dati personali sono stati recentemente dichiarati illegali dal tribunale di Berlino. La Francia ha anche ordinato alla compagnia di interrompere la condivisione dei dati degli utenti di WhatsApp, mentre Facebook è stata multata per 94 milioni di sterline dall’UE per aver fornito informazioni “fuorvianti” sulla sua acquisizione di WhatsApp.

Tutto questo alla vigilia dell’introduzione di nuove e rigorose regole europee sulla protezione dei dati, chiamate General Data Protection Regulation, che entreranno in vigore il 25 maggio.

Richard Allan ha dichiarato: “Ci stiamo preparando per il nuovo General Data Protection Regulation con il nostro regolatore principale, cioè l’Irish Data Protection Commissioner. Rispetteremo questa nuova legge, così come abbiamo rispettato la legge sulla protezione dei dati in vigore in Europa “.

Fonte articolo: The Guardian

Fonte immagine: betanews

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