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Crittografia per la sicurezza aziendale: un aiuto ci arriva dalla fisica quantistica

tecnologia blockchain

Sfruttare la fisica quantistica per rendere più sicura la propria azienda? Si può. Ed è pure decisamente più facile e alla portata di qualsiasi impresa di quanto si possa immaginare.

CYBER CRIME: UN RISCHIO SEMPRE PIÙ REALE

La protezione informatica è un tema quanto mai attuale, anche in Italia. Il 2018 è stato, per il nostro Paese, l’anno peggiore per quanto riguarda la cyber-security. I numeri messi in fila dal Rapporto Clusit 2019 – il punto di riferimento del settore per imprese e Pubblica Amministrazione – sono chiarissimi:

Tra gennaio e dicembre 2018 si sono registrati 1.552 attacchi gravi (+37,7% rispetto all’anno precedente). Una media di 129 attacchi gravi al mese contro i 94 del 2017 e gli 88 del periodo tra il 2008 e il 2016.

PICCOLI ACCORGIMENTI E GRANDI RISULTATI

Per aumentare la propria sicurezza bastano a volte pochi accorgimenti, anche quando si ha a che fare, apparentemente, con la più innocua delle attività, come gestire le classiche chat o i gruppi di messaggistica istantanea interni all’azienda. Prendere scelte oculate può fare davvero la differenza, anche semplicemente optando per un’applicazione più sicura come Telegram.

                      Fonte: Wikimedia Autore: Diego Sanguinetti Licenza: GNU General Public License

Diverso invece il caso di operazioni più delicate, come il settore dei pagamenti, la gestione dati e la protezione della proprietà intellettuale. In questi casi è indispensabile utilizzare la crittografia, fino a oggi basata su calcolatori elettronici, capaci di un numero elevato, ma comunque finito, di operazioni.

CRITTOGRAFIA QUANTISTICA: IL TRAMONTO DEL BIT

Uno schema che rischia di essere messo sottosopra dall’arrivo dei computer quantistici. La differenza è molto semplice: un computer quantistico riesce a elaborare una quantità di calcoli esponenzialmente maggiore rispetto ai normali dispositivi. Come? Sfruttando le leggi della fisica quantistica. A differenza del calcolo elettronico, che usa il bit come unità fondamentale, il computer quantistico usa il qubit, unità d’informazione codificata da un atomo capace di avere allo stesso momento, sia il valore 0 che il valore 1.

Tradotto in semplici esempi:

  • 2 bit possono avere 2 stati, mentre 2 qubit ne possono avere 4
  • 4 bit possono avere 4 stati, 4 qubit fino a 16 stati
  • 16 bit possono avere 16 stati, mentre 16 qubit arrivano a 256 stati, e via dicendo.

Sfruttando questa incredibile opportunità di calcolo sarà possibile aumentare a dismisura le capacità difensive di un sistema crittografico, fino a renderlo tecnicamente inattaccabile.

La sicurezza estrema di questa tecnologia è assicurata da alcuni fenomeni fisici imprevedibili che, propriamente sfruttati, permettono di generare sequenze di numeri in maniera del tutto casuale. I “random number generators” sono alla base del gioco online, dove vengono usati già da molti anni, per garantire un’esperienza del tutto simile al reale in cui gli eventi che accadono al tavolo sono casuali e mai frutto di manipolazioni.

PER LE AZIENDE: CHIAVI A PROVA DI INTRUSIONE

Uno degli ambiti più interessanti, anche per le imprese medio-piccole, è quello della distribuzione quantistica delle chiavi, che permette di scambiarsi una chiave segreta tra utenti attraverso il concetto di “segretezza matematica perfetta”. Ciò rende strutturalmente inutile ogni tentativo d’intercettazione, individuando in tempo reale ogni intrusione dall’esterno.

                        Fonte: Flickr Autore: Steve Jurvetson Licenza: CC BY 2.0

Il settore è ancora in fase di sviluppo, ma tutti i grandi colossi del silicio e del web stanno investendo in maniera significativa nella crittografia quantistica: quelli più attivi sono Ibm, Intel e Google, che è stata la prima a realizzare, nel 2016, un computer quantistico funzionante, chiamato D-Wave.

L’UNIONE EUROPEA: UN MILIARDO DI EURO PER LA SICUREZZA

Anche l’Unione Europea è della partita, con un progetto decennale, partito nell’ottobre 2018, che mette sul piatto una cifra considerevole: un miliardo di euro. Lo scopo è “sviluppare tecnologie nel quantum computing, quantum communication, simulazione quantistica, metrologia quantistica e di rilevamento, nonché della scienza di base necessaria al loro sviluppo”. A capo del progetto c’è un fisico italiano, Tommaso Calarco, emigrato in Germania dove fa il docente all’Università di Colonia e, al contempo, il direttore dell’Istituto per il controllo quantistico di Jülich.

È lui l’uomo incaricato di garantire la sicurezza informatica degli europei. In punta di…qubit.

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