Il rebranding non è mai un’attività semplice e soprattutto è qualcosa i cui effetti, positivi o negativi, sono difficili da prevedere in toto. Noi di Pop Up vogliamo farvi toccare con mano cosa significhi portare avanti una strategia di rebranding e per farlo vi parliamo del rebranding HuffPost.
Le motivazioni ed il programma del rebranding HuffPost
L’ Huffington Post (questo il nome precedente al restyling che ha subito) è un blog fondato nel 2005 che in pochissimo tempo è passato dall’essere il primo “dispensatore” di notizie online a vincere il premio Pulitzer, diventato uno dei siti più seguiti al mondo e può oggi vantare una media di interventi pari a circa un milione al mese e tremila blogger permanenti reclutati tra personaggi politici, dell’informazione e non solo.
L’obiettivo annunciato per il rebranding HuffPost era quello di rendere il proprio brand il più vicino possibile a quella che è la missione del blog, ovvero essere una piattaforma per le persone. L’azienda ha dunque deciso il suo primo rebranding dopo 12 anni di attività.
L’agenzia alla quale è stato commissionato il rebrand, la Work-Order, come riporta MarketingMag, ha spiegato che:
“ La nuova missione editoriale dell’HuffPost è di presentare ogni news in un modo contemporaneamente inclusivo ed espansivo. Il suo nuovo obiettivo è ascoltare le persone ed informare entrambe le parti. Il nuovo logo fa puntare l’attenzione sullo spazio al centro per poi far proseguire lo sguardo verso l’esterno e verso i margini dello stesso.”
Original logotype/masthead:
New symbol and logotype/masthead, incluso la nuova signature animation:
La Work-Order ha poi spiegato che la nuova identità visiva riflette il posizionamento editoriale del brand:
“Il cambiamento editoriale viene echeggiato dall’aggiornamento dal ‘masthead ersatz’ originale al bold ‘italico tabloid’. Le barre verdi che racchiudono il logo vogliono rendere omaggio a HuffPost che è il primo brand di notizie digitali. Il verde rievoca le parentesi dei titoli, che richiudendosi insieme formano l’icona H. L’icona dell’ HuffPost. chiudendosi crea una sorta di ‘piazza verde’ che forma uno slash che astrattamente rievoca un H “. Lo slash è anche utiizzato nella Splash Page del tabloid ed è il simbolo di riconoscimento nei social media oltre ad essere un simbolo necessario per comporre qualsiasi url per far viaggiare una pagina nell’etere. Infine l’icona H è la forza trainante di tutto il movimento: sono le librerie che aprono per rivelare il contenuto”.
Secondo Lydia Polgreen, l’editrice capo dell’HuffPost:
“Qualche volta è una buona idea semplicemente abbracciare e adottare il nome che la tua stessa audience ha scelto. E’ più corto, più immediato ed appare più compatto. Perché quindi scervellarsi a trovare un nuovo nome quando ve ne era uno bello pronto, impacchettato dai propri consumatori e che quindi sicuramente sarebbe stato accettato di buon grado e a rischio zero?”
Nonostante Polgreen, una delle fondatrici del tabloid insieme ad Ariana Huffington, sia diventata ad inizio anno il nuovo capo editore, il rebranding dell’HuffPost con conseguente cambio del nome, non è stato certo voluto per allontanare il brand dalla sua fondatrice come la stessa Polgreen tende a precisare:
“ Tutto ciò che l’HuffPost è oggi proviene da tutto quello che di grande Arianna Huffington ha costruito. Perciò io penso che non sia affatto un modo per allontanarci o sciogliere il legame dal momento che ne siamo incredibilmente orgogliosi, ma credo semplicemente che si sia trattato di un cambiamento per rimanere al passo con i tempi e con la visione che le persone hanno di noi.”
La fondatrice Ariana Huffington tramite un tweet ha dato la sua totale approvazione al rebranding HuffPost: “Amo il suo nuovo look. Come da 12 anni a questa parte, è fantastico vedere che cresce, continua ad evolversi, ma rimane giocoso “.
Adesso tocca a voi: vi piace il nuovo logo? Cosa cambiereste se ne aveste le possibilità? Scrivetelo nei commenti!









































