Core Web Vitals Google: cosa sono e perché sono importanti per il tuo progetto web, nel post a cura di Pop Up
Un sito web può avere contenuti interessanti, una grafica curata e prodotti competitivi, ma puoi perdere visitatori se le pagine si caricano lentamente, i pulsanti rispondono in ritardo o gli elementi sullo schermo si spostano mentre l’utente cerca di utilizzarli. Per valutare questi aspetti dell’esperienza di navigazione, Google ha introdotto i Core Web Vitals, un insieme di metriche che misurano alcune caratteristiche fondamentali delle prestazioni di una pagina web.
Per chi gestisce un blog, un e-commerce o un sito aziendale, conoscere queste metriche è importante per due ragioni: aiutano a individuare problemi che possono ostacolare la navigazione e fanno parte dei segnali utilizzati dai sistemi di ranking di Google. Non sono però una scorciatoia per raggiungere la prima posizione nei risultati di ricerca perché i contenuti pertinenti e utili restano essenziali per il buon posizionamento di un sito.
In questo post a cura di Pop Up vediamo insieme cosa sono i Core Web Vitals di Google e perché sono importanti per il successo della tua strategia di web marketing: bentornati sul nostro portale!
Cosa sono i Core Web Vitals di Google
I Core Web Vitals, chiamati anche Segnali web essenziali, sono tre metriche che permettono di valutare l’esperienza degli utenti durante il caricamento e l’utilizzo di una pagina.
Misurano tre aspetti distinti: la velocità con cui compare il contenuto principale, la rapidità con cui la pagina risponde alle interazioni e la stabilità degli elementi visivi mentre il sito viene utilizzato.
Le tre metriche attualmente utilizzate sono Largest Contentful Paint (LCP), Interaction to Next Paint (INP) e Cumulative Layout Shift (CLS).
Google invita i proprietari dei siti a raggiungere buoni risultati per tutte e tre, valutando le prestazioni effettivamente sperimentate dagli utenti e non soltanto quelle ottenute attraverso un test eseguito su un singolo computer.
LCP: quanto velocemente compare il contenuto principale
Il Largest Contentful Paint (LCP) misura il tempo necessario affinché venga visualizzato l’elemento di contenuto più grande presente nella parte inizialmente visibile della pagina.
Può trattarsi, per esempio, dell’immagine principale di un articolo, di un grande titolo oppure dell’immagine che presenta il prodotto in un e-commerce.
Per offrire una buona esperienza, il valore LCP dovrebbe essere pari o inferiore a 2,5 secondi. Un risultato superiore a 2,5 secondi e fino a 4 secondi richiede miglioramenti; oltre i 4 secondi viene considerato scarso.
Immaginiamo di aprire un articolo dal nostro smartphone: il sito risponde, ma la fotografia principale resta vuota per diversi secondi e il contenuto tarda ad apparire. Anche se la pagina alla fine si carica correttamente, l’esperienza iniziale è poco soddisfacente.
Un buon LCP aiuta l’utente a percepire che la pagina si sta caricando rapidamente e che il contenuto cercato è disponibile.
INP: quanto rapidamente il sito risponde ai comandi
L’Interaction to Next Paint (INP) misura la reattività della pagina alle interazioni degli utenti, come un clic, un tocco sullo schermo o la pressione di un tasto. Non basta infatti che un sito si apra velocemente: deve anche rispondere senza ritardi quando una persona cerca di usarlo.
Pensiamo a un e-commerce in cui il pulsante “Aggiungi al carrello” reagisce dopo un secondo, oppure a un menu che si apre con evidente ritardo. Situazioni di questo tipo rendono la navigazione meno fluida e possono creare incertezza.
Per Google, un INP pari o inferiore a 200 millisecondi è considerato buono. Tra 200 e 500 millisecondi la pagina richiede miglioramenti, mentre oltre i 500 millisecondi la reattività viene considerata scarsa.
Un buon INP significa che il sito non si limita a mostrare i contenuti ma permette anche di utilizzarli senza attese fastidiose.
Dal 12 marzo 2024, l’INP ha sostituito il precedente First Input Delay (FID) tra i Core Web Vitals. Se trovi una vecchia guida SEO che indica ancora il FID come metrica principale di interattività, ricorda quindi che non descrive più il sistema attuale.
CLS: perché gli elementi della pagina non devono spostarsi
Il Cumulative Layout Shift (CLS) misura la stabilità visiva di una pagina, cioè quanto gli elementi si spostano in modo imprevisto durante la navigazione.
Ti è mai capitato di voler cliccare un pulsante e di toccare invece una pubblicità comparsa all’improvviso? Oppure di iniziare a leggere un articolo e vedere il testo scendere perché un’immagine si è caricata in ritardo?
Questi movimenti possono compromettere l’esperienza utente. Il CLS serve a individuare proprio questo problema.
Un valore CLS pari o inferiore a 0,1 è considerato buono. Un risultato superiore a 0,1 e fino a 0,25 richiede miglioramenti; oltre 0,25 viene considerato scarso.
A differenza di LCP e INP, il CLS non viene espresso in secondi o millisecondi: è un punteggio numerico che rappresenta l’entità degli spostamenti imprevisti.
Una pagina stabile è più facile da leggere, navigare e utilizzare, soprattutto da smartphone.
Perché i Core Web Vitals sono importanti per la SEO
I Core Web Vitals sono importanti per la SEO perché Google utilizza queste metriche nei propri sistemi di ranking e incoraggia i siti a offrire un’esperienza di navigazione complessivamente positiva.
Questo non significa che una pagina con tutti gli indicatori verdi supererà automaticamente un concorrente nei risultati di ricerca. Google valuta anche altri numerosi elementi, tra cui la pertinenza e l’utilità dei contenuti rispetto alla domanda dell’utente.
Un articolo, ad esempio, se ben scritto e particolarmente utile può quindi posizionarsi anche se presenta margini di miglioramento tecnico. Allo stesso tempo, quando più pagine offrono contenuti validi, una buona esperienza di navigazione può contribuire al successo di un sito.
L’obiettivo non dovrebbe essere ottenere un punteggio perfetto soltanto per Google, ma eliminare gli ostacoli che rendono difficile utilizzare il sito.
Per approfondire il rapporto tra prestazioni e posizionamento, è possibile consultare la guida ufficiale di Google sull’esperienza delle pagine nei risultati di ricerca.
Core Web Vitals, esperienza utente e conversioni
Le prestazioni tecniche influiscono anche su ciò che accade dopo l’arrivo dell’utente sul sito.
Un lettore che apre un blog vuole raggiungere rapidamente l’articolo. Un cliente che visita un e-commerce vuole visualizzare i prodotti, selezionare una variante e completare l’acquisto senza difficoltà. Chi compila un modulo di contatto si aspetta che i campi e i pulsanti rispondano correttamente.
Se la pagina è lenta, instabile o poco reattiva, queste attività diventano più faticose. Migliorare i Core Web Vitals può quindi contribuire a rendere il percorso più semplice, anche se l’effetto su vendite, richieste di preventivo e altre conversioni dipende dalle caratteristiche del singolo sito.
Come controllare i Core Web Vitals del proprio sito
Non serve essere programmatori per verificare se un sito presenta problemi. Google mette a disposizione strumenti accessibili anche a chi gestisce direttamente un blog o un piccolo progetto online.
Il primo è PageSpeed Insights. Basta inserire l’indirizzo di una pagina per ottenere un’analisi delle prestazioni su dispositivi mobili e desktop, accompagnata da indicazioni sui possibili interventi.
PageSpeed Insights distingue tra dati raccolti da utenti reali, quando disponibili, e dati di laboratorio generati attraverso test simulati. I due risultati possono essere differenti: i primi descrivono esperienze realmente osservate, mentre i secondi aiutano a individuare problemi tecnici in un ambiente controllato.
Il secondo strumento è Google Search Console. Il suo report Core Web Vitals consente di monitorare le prestazioni di gruppi di pagine simili, distinguendo tra URL con risultati buoni, URL da migliorare e URL con prestazioni scarse.
PageSpeed Insights è utile per analizzare una pagina; Search Console aiuta a riconoscere problemi ricorrenti che interessano più pagine del sito.
Come migliorare i Core Web Vitals di un blog WordPress
Se gestisci un blog con WordPress, alcuni interventi possono contribuire a migliorare i risultati. La priorità dipende sempre dai problemi rilevati.
- Per migliorare il LCP, conviene controllare prima di tutto l’immagine principale dell’articolo. Un file molto pesante può rallentare la visualizzazione del contenuto. È utile usare immagini dimensionate correttamente, formati efficienti e un sistema di hosting adeguato. L’immagine principale visibile subito all’apertura della pagina non dovrebbe essere ritardata inutilmente dal caricamento differito.
- Per migliorare l’INP, può essere necessario ridurre il lavoro eseguito dal browser. Plugin, animazioni, script pubblicitari e widget di terze parti possono aggiungere operazioni che rallentano la risposta ai comandi. Prima di disattivarli, però, è importante verificare quali risorse provochino effettivamente il problema.
- Per migliorare il CLS, bisogna evitare che immagini, video, annunci e contenuti incorporati compaiano senza che sia stato riservato uno spazio adeguato nella pagina. Anche il caricamento dei font può provocare spostamenti indesiderati.
Nel caso di siti costruiti con page builder come Elementor, è utile controllare anche la quantità di elementi animati, sezioni complesse e componenti esterni presenti soprattutto nella versione mobile.
La regola pratica è intervenire sulle cause individuate dai test, non installare automaticamente altri plugin nella speranza che rendano il sito più veloce.
Mobile e desktop: perché bisogna controllarli entrambi
Le prestazioni di un sito possono essere molto diverse tra computer e smartphone. Una pagina fluida su desktop può risultare pesante su un dispositivo meno potente o con una connessione mobile instabile.
Per questo motivo è sempre importante controllare separatamente i risultati relativi ai due tipi di dispositivo.
Nel caso di un blog, la versione mobile merita particolare attenzione: titoli troppo grandi, immagini non ottimizzate, pubblicità invasive e menu complessi possono rendere difficile leggere un articolo anche quando il contenuto è valido.
Quanto tempo serve per vedere i miglioramenti
Dopo un intervento tecnico, un nuovo test di laboratorio può mostrare subito un risultato differente. I dati relativi agli utenti reali, invece, non cambiano necessariamente nello stesso momento.
PageSpeed Insights utilizza dati di esperienza reale riferiti a una finestra temporale degli ultimi 28 giorni, quando sono disponibili campioni sufficienti. Anche il report Core Web Vitals di Search Console si basa su dati raccolti da utenti effettivi e aggrega le pagine con caratteristiche simili.
Per questo non bisogna preoccuparsi se, dopo aver corretto un problema, il report non diventa immediatamente verde. È opportuno verificare che l’intervento funzioni, monitorare i dati e valutare l’andamento nel tempo.
Gli errori più comuni da evitare quando si lavora sui Core Web Vitals di Google
- Il primo errore è concentrarsi esclusivamente sul punteggio generale di PageSpeed Insights senza guardare le singole metriche. Una pagina può ottenere un buon risultato in un test simulato ma continuare a offrire un’esperienza insoddisfacente a una parte degli utenti reali.
- Il secondo errore è sacrificare funzionalità importanti pur di ottenere un numero più alto. Eliminare indiscriminatamente immagini, moduli o strumenti utili può rendere il sito meno efficace, anche se apparentemente più leggero.
- Il terzo errore è ignorare i dispositivi mobili. Il quarto è aggiungere continuamente plugin di ottimizzazione senza verificarne la compatibilità e gli effetti.
- Infine, bisogna evitare di considerare i Core Web Vitals come l’unico elemento della SEO. Un sito veloce ma con contenuti poco utili non diventa automaticamente una risorsa interessante per Google o per i lettori.
Conclusioni
I Core Web Vitals di Google permettono di valutare tre aspetti fondamentali dell’esperienza di navigazione: rapidità di caricamento, reattività e stabilità visiva.
Il LCP indica quanto rapidamente compare il contenuto principale, l’INP misura la risposta alle interazioni e il CLS aiuta a individuare gli spostamenti imprevisti degli elementi sullo schermo.
Per chi gestisce un blog, un sito aziendale o un e-commerce, migliorare queste metriche significa rendere le pagine più semplici e piacevoli da utilizzare. Può inoltre contribuire a una strategia SEO più solida, senza sostituire la qualità dei contenuti, la pertinenza delle informazioni e una buona organizzazione del sito.
La priorità non è inseguire il punteggio perfetto: è costruire un sito che si carichi rapidamente, risponda ai comandi e permetta alle persone di trovare ciò che cercano senza ostacoli.







































