giovedì, Ottobre 15, 2026
Home Web & Digital Intelligenza artificiale generativa: il lato oscuro della rivoluzione AI

Intelligenza artificiale generativa: il lato oscuro della rivoluzione AI

0
754
intelligenza artificiale

A partire dal lancio di ChatGPT e di altri sistemi capaci di utilizzare l’intelligenza artificiale per creare contenuti di vario tipo, il mondo del marketing ha subito una rapida evoluzione, frutto dei tentativi di integrazione di queste nuove tecnologie.

Per quanto questi strumenti si siano dimostrati utili nell’aumento della produttività, non si possono ignorare i potenziali rischi legati a un utilizzo superficiale o poco consapevole dell’IA generativa.

Vantaggi dell’IA nel marketing

Gli LLM, i modelli linguistici su cui si basano i principali strumenti generativi IA, hanno avuto un impatto immediato nel settore della creazione di contenuti e dello sviluppo di software. 

Ora è possibile completare più task nella stessa unità di tempo, come ad esempio la scrittura di codice o la gestione di più ticket lasciati dai clienti.

Guardando più da vicino il caso della scrittura di codice, assistenti basati sull’IA, come CoPilot di GitHub, avrebbero aumentato la produttività dei programmatori di un valore superiore all’80%, relativamente a diversi task tipici del software development.

Chi usa l’IA?

Come è facile intuire, l’effettivo tasso di adozione di una tecnologia rivoluzionaria come l’intelligenza artificiale varia a seconda del settore e dell’età media dei lavoratori presi in considerazione. 

Secondo i dati raccolti da DemandSage, la generazione Z è quella che più di altre ha abbracciato questa nuova tecnologia sul posto di lavoro, soprattutto se messa a confronto con quelle “più in là con gli anni” come la generazione X o quella dei Millennials.

Impatto sul mondo del lavoro

Nelle sue fasi iniziali, l’intelligenza artificiale sembra aver avuto un impatto più forte sul settore dell’assistenza clienti. Secondo alcune stime, il 95% delle interazioni fra clienti e fornitori di servizi con sistema di supporto verrà gestito in qualche modo dall’intelligenza artificiale (in molti casi con un ruolo ancillare rispetto a quello degli operatori umani).

In altri settori, questa espansione potrebbe richiedere più tempo. Ad esempio, nel caso della vendita al dettaglio, potrebbe servire quasi un decennio per vedere l’impatto dell’intelligenza artificiale. Ma in soli 7 anni, la presenza dell’IA dovrebbe aumentare di 8 volte rispetto a quella attuale, soprattutto nella gestione del rapporto coi clienti e nelle previsioni di mercato.

Rischi dal lato della sicurezza

Nonostante i chiari pro di questa tecnologia, non si possono ignorare i possibili punti deboli dal lato della sicurezza dei dati e delle ramificazioni etiche (in particolar modo per quanto riguarda il licenziamento della forza lavoro). Secondo quanto riportato da Salesforce, circa metà dei lavoratori teme di perdere il proprio impiego in caso di mancato adattamento a questa nuova tecnologia.

La sfida che si presenta davanti potrebbe essere rivoluzionaria: l’IA generativa è percepita in modo diverso a livello geografico e demografico. La visione di questa tecnologia potrebbe influenzare il tasso di adozione o di eventuale resistenza, configurando possibili squilibri dal punto di vista economico e sociale.

Dal lato della privacy, molti utenti si chiedono se questi strumenti raccolgano dati dai propri utenti. Se anche tu ti stai domandando “ChatGPT traccia il mio indirizzo IP?” la risposta è affermativa.

Questi strumenti raccolgono molti dati dai propri utenti, come ad esempio i seguenti.

  • Dati di navigazione: cronologia dei siti visitati e le singole pagine viste sul sito o sull’app.
  • Dati demografici: età, genere, località e altre informazioni utili per la segmentazione del pubblico.
  • Interazioni sociali: reazioni, commenti e condivisioni, utili per analizzare l’engagement.
  • Preferenze e interessi: scelte personali e aree di interesse frequentate dagli utenti.
  • Input e feedback: informazioni inserite dagli utenti nei messaggi al chatbot e nei moduli di feedback.
  • Dati sul device: tipo di dispositivo, sistema operativo e configurazioni tecniche.

Una più estesa consapevolezza su questo fronte non può far altro che rafforzare gli utenti, che dovrebbero usare una maggiore cautela nella diffusione di informazioni personali o sensibili.