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Quando l’espressione”fare innovazione nel marketing” assume validità

“Siamo un brand innovativo”, “Vogliamo una campagna innovativa”, “L’innovazione è il motore che ci guida”, “In un mondo come quello attuale dove tutto si evolve con una velocità spaventosa, l’innovazione fa la differenza”. Questo è ciò che il senso comune attribuisce all’espressione fare innovazione nel marketing.

Quante volte abbiamo sentito ripetere dai brand di tutto il mondo queste idee e soprattutto, quante volte ci siamo fermati  a ragionare sul fatto che l’espressione ‘innovazione’ è talmente tanto, troppo, utilizzata, spesso impropriamente, da diventare quasi ironica?

Alla ricerca del senso dell’espressione “fare innovazione nel marketing.”

Per evitare di cadere in una trappola senza uscita ma soprattutto per non riempire del nulla un termine per noi molto significativo, oggi, partendo dall’analisi fatta da TheDrum sull’argomento, cerchiamo di capire cosa significhi veramente fare innovazione nel marketing e quale siano i suoi veri KPI. Per farlo abbiamo deciso di adottare un metodo interrogativo per sfidarvi e sfidarci nel capire quanto e cosa sappiamo sul termine.

 

Quesito numero uno: L’innovazione è qualcosa di tangibile o un modo di pensare?

Il primo errore che si commette è guardare all’innovazione come qualcosa di tangibile, come un obiettivo specifico da raggiungere, una metrica tra le mille, dalle quali siamo circondati e che rincorriamo senza sosta. Non è catalogabile come nulla di tutto ciò. Si tratta piuttosto di un modo di vedere le cose, un diverso punto di vista, una lente attraverso la quale guardare i problemi per trovare delle soluzioni adeguate. Alla luce di tutto ciò il ragionamento innovativo è quello che si domanda qual è il proprio target, qual è il loro problema o bisogno, come l’idea che si è avuta può venire incontro a questa esigenza, cosa rende questa soluzione differente da tutte le altre e quindi vincente.

La risposta quindi alla nostra prima domanda è che se si vuole fare innovazione nel marketing si deve pensare in maniera differente, ponendo al centro dell’attenzione il cliente e le sue necessità, considerando il proprio brand solo come lo strumento per assecondare i suoi bisogni.

fare innovazione nel marketing

Quesito numero due: l‘innovazione è individuale o collettiva?

Questo secondo aspetto ha una risposta sicuramente molto più intuitiva ed immediata della precedente. Non si tratta tanto di discutere di innovazione, quanto di  fare dell’ innovazione nel marketing come disciplina che, di per sè, non ha motivo di esistere se viene pensata come attività di un singolo. L’innovazione di rimando non ha senso se considerata e trattata come una funzione singola. Tutti coloro i quali lavorano ad un progetto devono remare nella medesima direzione ed avere ben chiare in mente le linee guida da seguire. Ma potrebbe non bastare. Fare innovazione passa necessariamente per un gruppo variegato di skills dei suoi componenti, più punti di vista differenti apportano valore e permettono un miglioramento continuo: un esperto in IT, uno stratega, chi si parla alla perfezione con ogni business model, un creativo con idee coraggiose e sempre nuove, solo se tutti questi si muovono verso la stessa direzione si riuscirà a generare un nuovo approccio al problema che sia in grado di rispondere al meglio al bisogno del cliente. Per questo è altrettanto fondamentale che il lavoro degli HR funzioni alla perfezione e si vadano a ricercare talenti nei bacini culturali che si individuano essere quelli più vicini all’obiettivo di business che si vuole raggiungere.

Quesito numero tre: guardare agli altri o essere originali?

E perché non entrambe le cose? Si perché in questo caso l’aut aut non funziona affatto e poco si adatta al concetto di innovazione che invece trae spunto e linfa vitale, tanto dal differenziarsi da tutto ciò che viene proposto sul mercato, quanto dall’essere fulminei e scaltri nel carpire dall’esterno le informazioni più utili e che meglio si addicono ai valori ed obiettivi del proprio brand. Bisogna saper imparare dagli altri talenti e rubare da loro non le idee, ma l’approccio che usano per affrontare le situazioni. Ecco che allora fare innovazione nel marketing significa anche invitare ospiti a parlare nella propria azienda per assorbire ogni insegnamento proveniente dalle loro opinioni, esperienze e scelte. Allo stesso modo genera eccome valore anche la collaborazione con aziende che provengano da un’industria totalmente differente, in modo da creare discussioni interessanti dalle quale uscire con un bagaglio molto più arricchito e variegato. E lo stesso vale con il coinvolgimento di team esterni completamente estranei al business come gruppi universitari o similari. Rendere partecipi del tutto queste soggettività permette di scovare nuovi talenti, assorbire nuove prospettive ed idee che potranno poi essere usate per il proprio business plan.

Ultimo e più importante quesito: Si può sbagliare?

Non si può, si deve sbagliare, ma soprattutto accettare il fallimento che, come nella vita, è il vero punto di partenza per il raggiungimento di qualsiasi risultato positivo. Sbagliare va benissimo purché si impari dagli errori commessi, perché solo in questo modo l’errore permetterà di migliorarsi e di farlo più velocemente che mai.

 

Ora che vi è tutto più chiaro, la sfida la lanciamo noi a voi, invitandovi a credere che il punto fondamentale non è fare innovazione ma essere innovativi.

 

 

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