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Psicologia della pubblicità: ragione o sentimento?

psicologia della pubblicità © by http://psicologia%20della%20pubblicità

Psicologia della pubblicità: ragione o sentimento?

Oggi vogliamo parlarvi della psicologia della pubblicità dopo avervi raccontato del ruolo della donna nella pubblicità qualche settimana fa. Questa volta useremo un’infografica super utile di Social Media Today.

Ormai la pubblicità parte della nostra quotidianità e spesso non ci rendiamo più nemmeno conto da quanto ne siamo letteralmente subissati: di ogni tipo, con i testimonial più variegati e con obiettivi di vendita sempre più nascosti, ormai l’advertising fa parte integrante della nostra vita. Volete sapere la media del numero di spot, non solo televisivi, ai quali siamo sottoposti giornalmente? Se nel 1970 eravamo attorno alle 500 pubblicità al giorno oggi abbiamo raggiunto e superato quota 5.000!

Dopo l’iniziale spavento nella veste di consumatori, viene subito da domandarsi come facciano i brand di oggi ad essere incisivi e a farsi ricordare dai consumatori in questo marasma generale. La risposta sta nella psicologia della pubblicità che infatti è anche la tematica principale dell’infografica della University of Southern California:

Psicologia dell’advertising: tra ragione e sentimento

La ricerca si riferisce ovviamente al territorio americano ma è ben applicabile anche alla nostra realtà.

La domanda da cui parte l’infografica di cui vi parliamo è quella che ci siamo già posti all’inizio:

Posto che ognuno di noi viene sottoposto costantemente ad una quantità immensa di messaggi pubblicitari sui vari mezzi, come riescono i brand a farsi ricordare nella mente dei consumatori?

psicologia dell'advertising

Per capire meglio la psicologia della comunicazione nella pubblicità odierna bisogna partire dai due canali che negli anni hanno contribuito maggiormente a far arrivare l’advertising nelle case di tutti noi: la TV e Internet. Per quanto riguarda la prima, le ads viste in un anno hanno una media di 20.000 bambini e 2 milioni di adulti. Internet ormai si difende più che bene con 5.3 trilioni di display ads mostrate online ogni anno solo negli USA!

psicologia della pubblicità

Ma passiamo al cuore della ricerca: dagli studi effettuati, emerge che delle pubblicità che performano meglio, il 31% hanno un contenuto emozionale e solo un 16% sono razionali e questo è già un primo indizio fondamentale. Questo significa che se il contenuto della pubblicità è di tipo emozionale essa è in grado di influenzare l’acquisto di un prodotto in maniera molto più forte di quanto non facciano le altre comunicazioni su base razionale.

Quali sono i temi maggiormente trattati nelle “pubblicità emozionali”?

I sentimenti che convertono di più sono l’orgoglio, l’amore, il raggiungimento di risultati unici, l’empatia, la solitudine, l’amicizia e i ricordi.

psicologia dell'advertising

Continuando nello studio della psicologia della comunicazione nelle pubblicità, si scopre anche che i colori giocano un ruolo tutt’altro che di basso rilievo: a quanto pare modificare da verde a giallo il colore di una CTA di un sito web può far aumentare il tasso di conversione del 14,5%; aggiungere invece un bordo colorato attorno ad un’immagine pubblicitaria su Facebook potrebbe raddoppiare il CTR e il contrasto di colore all’interno di una singola immagine potrebbe far aumentare il conversion rate del 60%. Questi dati sono davvero strabilianti e ben spiegano quanto davvero tutto si basi sulla psicologia per rimanere impressi nella mente dei consumatori.

Ma continuiamo: secondo la ricerca esisterebbero due diverse tipologie di risposte del consumatore all’adv: una di tipo empatico e una di tipo creativo. Il primo tipo di risposta è quando il consumatore sottoposto alla pubblicità, si sente empaticamente legato al brand che essa rappresenta e per raggiungere questo obiettivo può essere molto utile utilizzare bambini, cuccioli e tutto ciò che esprime empatia; il secondo tipo di risposta si ha nel momento in cui il consumatore identifica il brand come superiore rispetto alla concorrenza e per suscitare questa “sensazione” sarà bene fare attenzione al cast, al tone of voice, alle musiche, alle battute e a tutto ciò che concorre a trasmettere l’idea di superiorità del marchio.

Gli esempi di tre campagne pubblicitarie di successo sono quelle di Dove, Coca-Cola e Google.

psicologia della pubblicità

Dove

Nel caso di Dove, la campagna consta di una serie di video e immagini molto potenti che hanno lo scopo di far sentire le donne bene con se stesse, riuscendo a ricevere con questa campagna soprannominata “Real Beauty”, un responso emozionale altissimo da tutte loro.

real beauty dove

 Coca Cola

Come tutti sappiamo Coca Cola punta ormai da decenni a sovrapporre il proprio brand al concetto di felicità e per farlo sfrutta tutta l’emozionalità sottesa al rituale del bere la bibita in compagnia, creando così la campagna “Happyness Factory”.

happiness factory

Google

La campagna di Google soprannominata “Friends Furever”, che trattava come tema l’amicizia tra gli animali, ha totalizzato ben 6.432.921 condivisioni su Facebook, Twitter e su vari altri blog dal momento del suo lancio ovvero Febbraio 2015.

Conclusioni

La chiosa a questa bellissima infografica è dunque che la psicologia della pubblicità è davvero la parte più importante e determinante in una strategia comunicativa: solo curando questi dettagli si riesce davvero ad emergere dal gruppo nutritissimo delle miriadi di pubblicità che ogni giorno ci raggiungono.

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