Lavoro in azienda: i nuovi vocaboli entrati nel nostro quotidiano

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Lavorare in azienda: i nuovi vocaboli legati al mondo del lavoro e la loro interpretazione in chiave HR, nel post a cura di Pop Up

Lavorare in azienda nella società moderna significa affrontare una serie di sfide nuove, che fino a pochi anni fa ancora non esistevano. Fenomeni come lo smart working, le grandi dimissioni o il quiet quitting rientrano oggi nella terminologia comune, ma se torniamo magari ad una decina di anni addietro, ancora non esistevano.

Gli esperti di Futureberry, società che si occupa di consulenza e innovazione d’impresa, hanno cercato di dare una loro personale lettura a queste evoluzioni nel campo professionale, individuando alcuni termini oggi di uso comune e spiegandone i relativi significati, oltre che i processi suggeriti in azienda, lato HR.

1. Da appartenenza a scelta

Oggi riuscire ad individuare e assumere dipendenti e collaboratori che abbiano un senso di appartenenza all’azienda è un elemento chiave per il successo dell’attività. Ma oggi è complicato riuscire in questo intento.

E’ indispensabile ascolto, mediazione e valorizzazione dei bisogni, ma anche che i processi di HR (di selezione, onboarding, feedback) siano più veloci e incisivi.

2. Da burnout a gestione delle emozioni

Altro fenomeno discusso nel mondo del lavoro è il burnout (lo stress sul posto di lavoro, che può sfociare in vere e proprie sintomatologie depressive). In molte aziende si ricorre allo yoga o al mindfulness. La risposta sta però nel fornire anche supporto alla gestione delle proprie emozioni e dare maggiore controllo alle persone su come gestire il proprio lavoro.

3. Da gap generazionale a unicità

Oggi ancora si sente parlare di gap generazionale. A livello aziendale questa terminologia e le etichette date ai dipendenti sulla base dell’età anagrafica non creano un clima positivo in azienda. La soluzione è promuovere l’unicità, riconoscendo l’individualità e il contributo di ciascuno alla realizzazione degli obiettivi comuni e individuali.

4. Da gerarchia a cultura

L’organigramma aziendale è importante perchè stabilisce una gerarchia, che dovrebbe aiutare a far funzionare meglio un’impresa. Al tempo stesso, però, crea problemi alle attività di HR perché significa mantenere un ruolo di stimolo concreto per il vertice e di ascolto attivo per le persone.

In questo ambito, l’autenticità sarà sempre più centrale in azienda, così come la cultura aziendale. Da subordinazione si passa quindi a collaborazione verso il raggiungimento di un traguardo comune. 

5. Da talento a vivaio

Individuare persone già formate per ruoli specifici è un approccio aziendale che vale ancora oggi in determinati contesti (se l’obiettivo delle persone è quello di conquistarsi una posizione e scalarla nel più breve tempo possibile). Ma nelle giovani generazioni questo cambia: a ruoli statici con esperienza si preferiscono mansioni e posizioni ibride, che consentano all’individuo di crescere nel tempo.

Ecco perché, per mantenersi attrattive, le aziende devono strutturarsi come “vivai di crescita”, dove ciò che conta davvero è saper incentivare i dipendenti, offrire percorsi di formazione non per forza collegati alle responsabilità quotidiane e mostrare la traiettoria che l’azienda immagina per loro.