Kidfluencer, un fenomeno in continuo aumento

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Kidfluencer, un fenomeno in continuo aumento dati alla mano

Il fenomeno degli influencer è in piena ascesa. Noi abbiamo dedicato un’ampia parte del nostro sito ad analizzare questo trend e parlarvi delle personalità che dominano questo mondo. Oggi approfittiamo dell’approfondimento dedicato ai Kidfluencer redatto da Mark Up, nel quale si analizza questa nuova tendenza, molto preoccupante forse, ma comunque tale, di baby creator che a pochi anni guadagnano già una fortuna, eguagliando e superando perfino i top manager delle grandi società oppure gli attori di Hollywood, per evidenziarlo anche sul nostro portale.

Capostipite del fenomeno dei Kidfluencer è senz’altro Charli D’Amelio, che a 18 anni detiene un patrimonio di svariati milioni di dollari. Ma il fenomeno è molto più radicato di quanto si pensi e può riguardare in alcuni casi addirittura dei bambini in tenera età. Un esempio è rappresentato dalle gemelle Taytum e Oakley Fisher, che a 3 anni guadagnano circa 300.000 dollari attraverso post sponsorizzati e pubblicità sul proprio canale YouTube. Ovviamente sono i genitori a gestire i diversi profili social delle bambine.

Altro caso eclatante è quello di Ryan Kaji, anni 10, che ha cominciato con i suoi video su YouTube a soli 3 anni e che adesso porta a casa 30 milioni di euro ogni anno con il suo canale dedicato ai giocattoli. Ed è proprio il settore dei giocattoli, del gaming, del cibo per bambini e dell’abbigliamento ad essere quelli che richiedono di più queste baby celebrità. Ma non solo queste nicchie di mercato. E-Commerce e altre aziende il cui target è rappresentato da bambini hanno colto l’opportunità di ingaggiare brand ambassador dall’età molto bassa. Nel 2021, solo il mercato globale degli annunci digitali per bambini ha visto toccare quota 1,7 miliardi di dollari. Numeri da capogiro.

Le implicazioni di tipo etico, morale e possibili interventi

Questo però ci fa ragionare su una serie di implicazioni da un punto di vista etico e morale.

E’ giusto far partecipare a questo genere di programmi dei bambini che ovviamente non capiscono benissimo cosa stanno facendo? E non è ingannevole questo genere di pubblicità, visto il pubblico di spettatori ai quali è rivolto?

Sono tutti temi dei quali si sta occupando il legislatore. Negli USA si pensa a leggi in grado di tutelare i bambini da questo genere di pubblicità ingannevole, e la stessa cosa sta accadendo qui da noi. Negli USA inoltre vige già da oggi l’obbligo da parte dei genitori di accantonare gli introiti guadagnati dai figli. Da noi questa tutela minima ancora non c’è.

Stiamo assistendo comunque al fenomeno del Kidfluencer ma non sappiamo ancora come muoverci per arginare questo trend. O almeno renderlo eticamente e moralmente più corretto. Occorre trovare una soluzione se non si vuole mettere a repentaglio la salute psicologica dei nostri figli. Sia dei protagonisti delle pubblicità social, che degli spettatori a casa. Forse servirebbe un pò più di buon senso da parte di tutti.