Il costo del covid sui professionisti del marketing

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Il costo del covid sui professionisti del marketing: il report di Marketing Week

Il covid-19 da più di un anno ormai “ci fa compagnia”. Infatti, già dalla fine del 2019 questo virus si è impossessato delle nostre vite, limitando le nostre azioni e in generale la nostra libertà. Anche il mondo del lavoro sta cambiando per permettere di continuare a svolgere la propria attività in modo quanto più normale possibile. E ciò vale anche per chi lavora nel mondo del marketing e della comunicazione.

Ma quanto costa e quanto incide il covid sui professionisti del marketing?

Il sito Marketing Week ha pubblicato un report con una serie di dati utili a comprendere l’impatto che la pandemia ha avuto per chi lavora nel settore marketing.

Vediamolo insieme nelle righe che seguono: buona lettura da Pop Up Mag!

Covid e Marketers: come la pandemia ha cambiato il settore

La crisi da covid-19 si è fatta sentire anche nel settore marketing. Infatti, a tutti i livelli e settori merceologici, si è assistito ad un impatto molto elevato legato alla comparsa del virus. Anche se alcuni hanno assistito ad un aumento delle vendite, soprattutto nelle attività orientate al consumatore finale o verso nuovi mercati, in generale il settore ha subito un forte rallentamento a livello globale. Riprendendo i dati di Marketing Week, il quale ha intervistato professionisti del mondo del marketing di diversa estrazione ed età, il dato degli ultimi mesi è più che preoccupante.

“The 2021 Marketing Week Career and Salary Survey” nel suo annuale report rivela che un decimo dei 2.453 intervistati è stato licenziato negli ultimi 12 mesi, mentre il 12,7% è stato messo in congedo. A seguito della pandemia, l’11,7% degli operatori di marketing ha avuto una promozione ritardata o resa improbabile dalla pandemia, mentre un quinto (20,3%) ha subito una forte riduzione del salario o del proprio pacchetto bonus. Circa il 7,7% di tutti gli intervistati ha subito una riduzione dell’orario, con un impatto significativo sul proprio potenziale di guadagno.

I marketer intervistati hanno anche visto i loro team ristrutturati, i dipartimenti fusi e specializzazioni aggiunte per far fronte alle interruzioni degli ultimi 12 mesi. L’analisi mostra che le relazioni d’agenzia si sono evolute, e funzioni come ad esempio la comunicazione interna, hanno acquisito una notevole importanza.

I dati suggeriscono anche che i progressi fatti per affrontare la diversità di genere e razza nel settore marketing, evidenziata dall’edizione 2020 del Career and Salary Survey, si sono rallentati. Circa l’84,6% degli intervistati si identifica di razza caucasica, solo leggermente in calo rispetto alla cifra dell’88% nel 2020. In confronto, solo il 4,1% degli intervistati si identifica come asiatico, il 4% come razza mista e l’1,2% di colore. Ciò significa, che nonostante i progressi fatti fino a questo momento, il lavoro di marketer rimane un lavoro molto meno integrato di quanto si voglia pensare. E ciò nonostante gli impegni presi successivi alla morte di George Floyd e al movimento Black Lives Matter.

Questo senso di squilibrio all’interno del settore si estende alla divisione geografica dei ruoli, esponendo un radicato pregiudizio verso Londra e il Sud-est (58,6%), nonché una persistente inclinazione socioeconomica verso le classi medie, dove solo il 21,7% degli intervistati si identifica come proveniente da una classe lavoratrice o qualificata.

I dati rivelano anche però l’inclinazione all’interno dell’industria del marketing nei confronti dei giovani. Infatti circa il 41,5% degli intervistati per il report ha un’età compresa tra i 25 ei 34 anni, contro solo il 5,9% di età pari o superiore a 55 anni.

Conclusioni

Secondo noi proprio quest’ultimo dato relativo ai giovani deve essere preso come punto di partenza per costruire il marketing di domani. L’energia, il talento e la creatività delle generazioni più giovani possono fare la differenza nel settore e avviarlo verso un modello più integrato e inclusivo, che sia capace di affrontare le sfide che la pandemia e il mondo in generale ci metteranno davanti.

I giovani devono diventare il punto di partenza di ogni strategia aziendale per un futuro che punti sulla globalità del mercato, anche nelle attività locali.