I 3 errori più comuni nella gestione di un funnel di marketing

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Ci sono errori che derivano dal caso e ce ne sono altri che, invece, derivano dall’inesperienza. Sbagliare è umano ed è qualcosa che può capitare anche ai migliori ed è per questo che, oggi, cercheremo di capire in che modo trasformare l’errore in opportunità. Ci riferiremo a un ambito molto particolare, ovvero quello che riguarda le attività di acquisizione di nuovi clienti online attraverso una serie di strategie note come funnel di marketing

Chiariamo cos’è un funnel di marketing

Prima di procedere con gli errori più comuni vorremmo spendere due righe sulla definizione di funnel nel marketing, essenziale per comprendere come agire e, soprattutto, cosa evitare. 

Un funnel è un percorso studiato per guidare l’utente alla “conversione”, ovvero a trasformarlo da “sconosciuto” a “cliente. In altre parole è una sequenza di passaggi pre-impostati dal marketer o dal team di lavoro che cura ogni fase, dal primo approccio con un brand all’acquisto finale. 

Si tratta di un processo che prevede l’utilizzo di creatività e strategia combinate assieme attraverso l’utilizzo di software appositi e di tutta l’esperienza e la conoscenza in riferimento al mercato in cui andremo ad agire. 

Hai fatto un test prima di andare online?

Il primo errore, dettato forse dal fervore e dalla voglia di iniziare subito a vedere risultati, è quello di non testare il funnel. Magari ci abbiamo lavorato per molte ore e siamo convinti che tutto funzioni alla perfezione e, dunque, testare il funnel potrebbe sembrare solo una perdita di tempo. 

In realtà gli errori, anche quelli più piccoli e insignificanti, si annidano lì dove non andiamo a guardare e si trasformano da sviste trascurabili a buchi veri e propri della nostra campagna di acquisizione di nuovi clienti. Il test del funnel è un passaggio obbligatorio che precede la messa online ma è anche il miglior modo per evitare di bruciare i nostri sforzi a causa di refusi o errori di creazione del percorso. 

Hai pensato agli up, down e cross sell?

Una volta che il cliente è entrato nel funnel e viene accompagnato all’uscita, di norma, si ritiene che il lavoro sia terminato. Eppure non è così perché è proprio nel momento in cui il cliente è più “caldo” che bisogna agire di astuzia, invitandolo a scoprire tutta la nostra offerta e cosa sarebbe più adatto in base alla sua profilazione. 

Ci riferiamo ai cosiddetti up, down e cross sell, strumenti di vendita che delineano un funnel più approfondito e strutturato e che, grazie all’automazione, possono essere pre-impostati a monte, ovvero quando andremo a costruire il percorso. 

In pratica sono prodotti o servizi di costo maggiore o minore rispetto a quello per cui l’utente ha manifestato interesse ma sono anche direttamente correlati ad esso. Per esempio se l’utente X acquista dei costumi da mare sarà ovvio proporgli anche la borsa, il telo, il copri-costume e così via. 

Vale la pena aver fretta di vendere?

Infine tra gli errori più comuni nella costruzione del funnel di marketing riteniamo doveroso menzionare la fretta, cattiva consigliera di qualsiasi azione, specialmente in questo ambito. 

Aver fretta di vendere non ci permette di delineare le nostre strategie e, soprattutto, di intravedere eventuali criticità durante il percorso. Un funnel, così come qualsiasi contenuto o strategia di marketing, non può essere “lanciato” nell’immediato, ovvero “cotto e mangiato”. Parliamo di attività che richiedono revisioni e controlli e che, proprio grazie ad attente riflessioni, garantiscono migliori possibilità di successo.