Condividi, , Google Plus, Pinterest,

Stampa

Posted in:

HorrorADS: Dove e lo smacchia contenuti!

HorrorADS

Dove e lo smacchia contenuti

Anche i più grandi possono commettere degli errori e ahimè a volte senza mai imparare dagli stessi.

Il brand preso di mira per la nostra rubrica HorrorADS di oggi è l’azienda per la cura della pelle “Dove”. L’accusa di razzismo affibbiatole, dopo una campagna pubblicitaria che ha riguardato i Social, più propriamente Facebook, si è tramutata in un vero è proprio epic fail, costando caro al brand. La clip video, suddivisa in tre sequenze, mostra una donna di colore che indossa una t-shirt scura, ripresa nel momento in cui si sfila la maglietta. È qui che scatta l’accusa di razzismo.

Sfilata la t-shirt, il pubblico si ritrova davanti un’attrice diversa, che con l’ausilio dei prodotti Dove gli ha reso la pelle chiara e la t-shirt pulita e di color bianco. Infine, la clip si conclude con un ulteriore transizione, infatti la donna con la pelle chiara sfilandosi ulteriormente la maglietta, diventa una ragazza con dei tratti somatici asiatici. Nonostante le buone intenzioni della medesima, creando una campagna multirazziale, non ha generato gli effetti sperati. Il sentiment manifestato sui social è stato totalmente negativo, massacrando l’azienda nei commenti, etichettandola come razzista. Di fronte all’esodo di feedback negativi Dove non ha potuto fare altro che rimuovere da Facebook il contenuto e chiedere scusa ai FAN.

Di seguito riportiamo quello che l’azienda ha scritto sulla propria Pagina Twitter:

Volevamo solo testimoniare che rappresentiamo le donne di qualsiasi colore. Ci dispiace se abbiamo offeso qualcuno”.

In difesa dell’azienda di casa Unilever, l’attrice di colore Oguenyemi, ha rilasciato le proprie considerazioni sull’accaduto nell’intervista al The Guardian, dichiarando da un lato le buoni intenzioni della Dove, ma dall’altra non ha potuto dare torto alle critiche del pubblico, affermando che chi si occupa di Marketing dovrebbe “guardare oltre la superficie e considerare l’impatto che le immagini potrebbero avere, soprattutto quando si tratta di gruppi di donne marginalizzati”.

La grande risonanza generata dal caso in questione è dovuta al fatto che la Dove non è nuova ad errori simili. Infatti, ripercorrendo a ritroso la sua storia pubblicitaria, si può ricordare la campagna Before and After del 2011, con una simile metodologia di comunicazione.

Il caso generato da Dove manifesta quanto sia più difficile comunicare un prodotto in modo corretto senza ledere lo stato di qualcuno.

È tutto dalle HorrorADS, passo & chiudo.

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *