Generatore di linguaggio: l’esperimento del giornale The Guardian e l’editoria del futuro

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Generatore di linguaggio: l’esperimento del giornale The Guardian e l’editoria del futuro, nel nuovo post di Pop Up

The Guardian ha fatto i primi esperimenti con una tecnologia di machine learning e un generatore di linguaggio pensato per produrre testi che sembrano scritti da un’intelligenza umana. Per farlo ha dato alla macchina poche e concise istruzioni con i fondamentali della robotica. Compito dell’intelligenza artificiale era quello di produrre un articolo di 500 parole per convincere gli umani a non temere la nuova tecnologia.

L’articolo consisteva in otto pezzi tratti dalle diverse versioni realizzate dal generatore di linguaggio GPT-3 ed elaborati secondo un modello linguistico di ultima generazione che usa il machine learning per far sembrare i testi scritti da un’intelligenza umana.

Come spiega Francesco Paulo Marconi, responsabile R&D del Wall Street Journal, l’AI è già entrata da tempo nelle redazioni e assiste i giornalisti in carne ed ossa per i compiti più ripetitivi.

L’esperimento effettuato dal generatore di linguaggio GPT-3 era però diverso perché ha dato vita a 8 versioni, senza ripetizioni, tutte ugualmente interessanti e basate su argomentazioni diversi. L’unico errore rispetto ai colleghi fisici è stato di qualche riga tagliata e una diversa organizzazione dei paragrafi.

The Guardian sottolinea come ci sia voluto molto meno tempo a modificare il testo e, tra i passaggi più interessanti prodotti dal GPT-3 vi è il suggerimento agli umani:

“Continuare a fare quello che hanno sempre fatto, odiarsi e combattere tra loro. Io resterò sullo sfondo”.

Non solo, l’Intelligenza Artificiale si augura che il testo “possa contribuire al dibattito epistemologico, filosofico, spirituale e deontologico sull’AI”.

Clicca qui se vuoi leggere l’articolo scritto dall’Intelligenza Artificiale del giornale britannico.

Intelligenza virtuale in redazione: il Caso de Il Secolo XIX

L’AI è entrata da tempo nelle redazioni: ad esempio Accenture ha aiutato Il Secolo XIX a implementare il suo “The Intelligent Assistant” nel sistema redazionale, per un giornalismo migliore, più immediato e preciso.

Gli algoritmi e le tecniche avanzate di machine learning fanno sì che l’assistente controlli costantemente la coerenza dei dati, i link ad altre risorse e l’ortografia, oltre che la sintassi del giornalista che scrive la notizia. Inoltre, questa nuova tecnologia, mette a disposizione anche fonti esterne e contenuti passati che ritiene interessanti, oltre che materiale aggiuntivo che, altrimenti, sarebbe trascurato. In questo modo si semplifica l’attività del giornalista, senza rinunciare a contenuti di qualità.

Il sistema di Intelligent Assistant ha aiutato Il Secolo XIX a raggiungere livelli elevati nella redazione degli articoli e a fidelizzare l’audience, aumentando la disponibilità dei clienti a pagare per leggere i contenuti.

In sei mesi di utilizzo, questa tecnologia di machine learning ha incrementato la produttività e migliorato qualità e precisione delle notizie, portando alla generazione di contenuti ricchi e coerenti. Grazie ai contenuti premium creati dall’ “assistente virtuale”, il giornale ha avuto accesso a nuove opportunità commerciali ed editoriali e ha visto crescere i ricavi digitali e le vendite delle copie cartacee.

L’intelligenza artificiale sostituirà il giornalista umano?

Sicuramente un sistema di AI può imparare a scrivere articoli di livello e qualità pari, se non superiore, a quelli del giornalista umano, ma l’input iniziale e la ricerca della notizia alla base del testo sarà sempre effettuata da una persona in carne ed ossa.

Non solo, come nel caso del Secolo XIX, un assistente virtuale può redigere, correggere, magari portare la sua opinione, ma – almeno si spera – non dovrebbe essere in grado di prendere decisioni in autonomia e creare un piano editoriale per giornali e riviste, online e cartacei.

A mio parere, la figura del giornalista tradizionale è destinata ad evolversi, staremo a vedere in che modo.

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