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Forbes: le venti squadre di calcio più ricche 

Le squadre di calcio più ricche secondo la rivista Forbes

L’ultima edizione del Web Marketing Festival, che ha visto affollare 6.000 partecipanti (incluso me) le sale formative del Palacongressi di Rimini, può considerarsi un vero e proprio successo. La kermesse romagnola é quell’agorà innovativa, che contribuisce positivamente al web marketing italiano con l’obiettivo di creare un ecosistema di formazione ed informazione digitale. Il mio particolare interesse era rivolto alla sala “Branding“, visto che parlo spesso di brand calcistici, che sono stati anche l’oggetto d’interesse dell’annuale classifica Forbes delle squadre di calcio più ricche al mondo.

L’autorevole rivista americana Forbes, specializzata in finanza, ha stilato la classifica dei 20 brand calcistici di maggior valore economico nel panorama mondiale. Si sa che le società calcistiche annoverano, come qualsiasi altra azienda, tra gli asset principali il proprio brand e la fidelizzazione del tifoso.  

La lista è redatta secondo una valutazione dei club in base ai multipli dei ricavi, ai prezzi delle transazioni passate e allo stato corrente dello stadio.  Da ciò  si evince bene come le società calcistici, al di là delle performance sul rettangolo verde,  fanno leva su tre punti per potenziare il brand:

  • Accordi commerciali;
  • Marketing;
  • Broadcasting;

Quindi il branding diventa così l’operazione chiave per l’appeal in ogni negoziazione calcistica e la rivista Forbes assegna annualmente un valore ed un rating al brand delle società di calcio “most valuable” al mondo, sulla base di fattori che determinano le ragioni della crescita e del rafforzamento del marchio costituiti da:

  • Investimenti effettuati;
  • Flusso di ricavi;
  • Capacita dello stadio;

 

Poche sorprese nella top twenty, dove al primo posto tra le squadre di calcio più ricche al mondo torna dopo cinque anni il Manchester United, mentre alla seconda e terza  posizione ritroviamo i due marchi calcistici per antonomasia della penisola Iberica, ovvero il Barcellona ed il Real Madrid. Il primo brand italiano è quello bianconero che si posiziona al 9° posto. Seguono il Milan 13° posto, la Roma al 17°, l’Inter al 18° e il Napoli al 20°. 

Nonostante lo United abbia disputato una deludente Premier League, ma vincendo l’Europa League battendo l’Ajax Amsterdam, torna in vetta grazie alle strategie adottate per il rilancio del brand e la capacità di convertire il suo successo in offerte efficaci in decine di settori industriali e territori nazionali.

Sebbene lo stile di calcio bello ed efficace del Barça e del Real abbia creato due modelli di business molto dominanti nel palcoscenico mondiale, entrambi non hanno sfruttato la forza del proprio marchio nella stessa misura dello United. Insomma il duopolio iberico potrebbe fare molto di più per capitalizzare il suo successo in campo.

La classifica Forbes evidenzia che il ritorno del brand dei Red Devils in cima  è una dimostrazione  come un marchio monetizza.

Ecco la classifica di Forbes nel dettaglio:

  1. Manchester United – 3.27 miliardi di euro
  2. Barcellona – 3.23 miliardi di euro
  3. Real Madrid – 3.18 miliardi di euro
  4. Bayern Monaco – 2.40 miliardi di euro
  5. Manchester City – 1.84 miliardi di euro
  6. Arsenal – 1.72 miliardi di euro
  7. Chelsea – 1.64 miliardi di euro
  8. Liverpool – 1.32 miliardi di euro
  9. Juventus – 1.11 miliardi di euro
  10. Tottenham – 941 milioni di euro
  11. Paris Saint-Germain – 751 milioni di euro
  12. Borussia Dormund – 717 milioni di euro
  13. Milan – 712 milioni di euro
  14. Atlético Madrid – 650 milioni di euro
  15. West Ham – 563 milioni di euro
  16. Schalke – 558 milioni di euro
  17. Roma – 505 milioni di euro
  18. Inter – 477 milioni di euro
  19. Leicester – 366 milioni di euro
  20. Napoli – 336 milioni di euro

Dunque il marchio è sicuramente l’essenza del patrimonio di un club calcistico, visto che rappresenta, insieme ai diritti pluriennali delle prestazioni sportive dei calciatori, la più importante risorsa societaria, capace di generare ricchezza e aumentare il volume di fatturato attraverso le royalties, i ricavi da stadio e i ricavi commerciali. 

Difatti, si può attestare che tutte le società calcistiche devono fare affidamento sullo sfruttamento economico del brand posseduto.

Infatti Forbes indica chiaramente come contribuisce il brand stesso in termini di quantificazione del valore. 

Conclusione

Questa classifica é una fotografia per nulla sfocata dei rapporti di forza nell’universo calcistico, visto che i brand calcistici  fanno parte di un grande business dovuto alla popolarità dei loro marchi e dell’importante seguito che hanno sul pubblico globale.

Mentre le grandi leghe nazionali (Premiere League, Liga Spagnola e Bundesliga) crescono ed aumentano la loro base di fatturato a fronte di una maggiore quota di mercato e di una maggiore rinomanza del brand che rappresentano, i marchi della Serie A hanno visto quasi inalterato la propria brand awareness, e ciò che é grave, non si vede da parte della Lega di serie A alcuna azione migliorativa su questo, basti pensare all’ultima asta diritti TV, rivelatasi un fiasco totale. Giusto per rendere l’idea: la Premier League ripartisce circa 2 miliardi di Euro di diritti TV internazionali mentre la Serie A arriva solo a circa 200 milioni di Euro. Insomma il calcio é Entertainment puro dai driver economici globali e non più nazionali.

La rivista americana Forbes é specializzata nello stilare classifiche di tutto ciò che è più ricco al mondo e noi di Pop Up siamo specializzati in semplificazioni di argomenti di marketing e strategie.

Secondo voi come migliorare e rendere più ricca la nostra serie A?

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