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Caso Uliveto: un post che fa acqua da tutte le parti

caso uliveto

Caso Uliveto: un post che fa fare plin plin..

Ci risiamo. Questa volta il passo falso lo commette Uliveto, che utilizza in modo improprio il mezzo pubblicitario e la propria comunicazione digitale ed è oggetto di polemiche velenose e accuse di razzismo da parte dell’audience alla quale era rivolto lo stesso messaggio.

L’oggetto del post e dell’immagine apparsa ieri, doveva essere un ringraziamento alle ragazze italiane del volley, che si sono battute fino all’ultimo (ma purtroppo uscite sconfitte in finale contro la Serbia) nei mondiali in Giappone. Ringraziamenti però che si sono tramutati subito in polemica quando si è fatto notare che la bottiglia di Uliveto della grafica andava a coprire proprio le giocatrici di colore della nazionale (in una foto che peraltro non era nemmeno recente). Infatti nel post compaiono tutte le atlete ma non Miriam Sylla e Paola Egonu.

Ma vediamo subito l’immagine incriminata:

caso uliveto
Fonte Corriere della Sera

Caso Uliveto: razzismo o solo sciatteria?

Il caso montato dopo il post e gli spazi pubblicitari, apparsi sui canali social aziendali e sui massimi quotidiani nazionali, è stato l’ennesimo caso di razzismo velato oppure semplice errore dettato dalla fretta e dalla sciatteria?

Noi crediamo nella seconda e vi spieghiamo perché.

1 Errore: foto d’archivio

Quella pubblicata non è un’immagine presa dagli ultimi mondiali giapponesi ma un’immagine di archivio, va detto, della scorsa estate, e non relativa alla rassegna iridata. Nell’immagine originale è coperta si Paola Egonu, grande giocatrice, ma l’altra giocatrice ad essere coperta è Serena Ortolani e non Miriam Sylla, che in quella manifestazione non era presente per squalifica. Quindi una delle due giocatrici sarebbe mancata comunque.

Ecco a voi il post originale:

uliveto

2 Grafica di quart’ordine

Purtroppo la maggiore critica che muovo ad un brand come Uliveto è l’aspetto grafico: come può un brand così importante, che fattura milioni di euro ogni anno, permettersi una grafica così sciatta? E’ un interrogativo che giustifico nella fretta di chi è stato deputato a sviluppare l’immagine, ma che effettivamente lascia a desiderare per molti aspetti.

Non bisogna infatti essere grafici esperti per capire cosa non va: dalla scritta in alto con quel GRAZIE posto in malo modo a sinistra, alla scritta “Una grande avventura vissuta insieme” posta in alto e non accentrata e quindi confusa. Poi l’ulteriore scritta in basso “Le CAMPIONESSE del VOLLEY bevono ULIVETO” con quella sfumatura in bianco dietro il testo che mi ricorda personalmente quando utilizzavo Paint per fare le immagini tanti anni fa (e non essendo un grafico).

Vogliamo parlare poi dell’effetto grafico in alto, dei colori che ricordano la bandiera italiana in stile “Italia 90“?

Poi la bottiglia è stata la ciliegina sulla torta: come si può non pensare che coprire la nostra fuoriclasse non avesse potuto scatenare l’ira di tutti? Oltre che ad essere di colore e far gridare quindi al razzismo, Paola si è dimostrata una delle migliori, se non la migliore giocatrice del torneo e coprirla avrebbe avuto lo stesso effetto che coprire CR7 in una foto di squadra della Juventus o Messi nel Barcellona. E’ stata coperta l’icona del nostro volley nazionale e ciò ha scatenato le polemiche più del colore della pelle.

Sbaglio o scelta voluta?

Qui si accende un altro dibattito: è stato fatto un errore grossolano oppure è stata un’iniziativa voluta per alzare un polverone e mettere in risalto il nome del brand? Ed è curioso che ciò avvenga proprio poco dopo il caso Evian e Chiara Ferragni, con tanto di polemiche-accuse mosse all’azienda per aver messo in vendita una bottiglia d’acqua da 0,75 cl a 8 euro. Sembra quasi che Uliveto avesse voluto rispondere ad Evian.

Ad onore di cronaca sono arrivate le spiegazioni (e non le scuse) da parte dell’azienda su Facebook:

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L’utilizzo del marketing e della comunicazione digitale nel 2018

Voglio chiudere questa notizia con una mia personale opinione, oltre che riflessione. Si fa a gara infatti a porsi sotto i riflettori, ma credo che il vecchio detto “Purché se ne parli” non funzioni più da tanto tempo ormai e i brand dovrebbero pensare di più a ciò che fanno, poiché qualunque tipologia di post, grafica, scritta si pubblichi sui social è e sarà in futuro oggetto di analisi da parte di milioni di persone che possono suggellare il tuo successo o il tuo fallimento in un attimo.

Abbiamo tutti noi oggi uno o più canali di comunicazione digitali con i quali dire la nostra: non sarebbe meglio farsi lodare per un bel post, una bella iniziativa, invece che essere insultati ed ergersi protagonisti di qualcosa di negativo?

 

Se volete intervenire sulla faccenda, dite la vostra commentando il post!

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