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Caso Facebook: Zuckerberg al Senato USA. Ecco la sua verità

caso facebook© by Recode

Caso Facebook: Zuckerberg al Senato USA dice la sua sul caso Cambridge Analytica

Il caso Facebook-Cambridge Analytica si arricchisce di un nuovo capitolo. Infatti Mark Zuckerberg, founder e numero 1 del social medium americano si presenta davanti al Senato USA per spiegare l’accaduto e provare a discolpare la sua società dallo scandalo che l’ha colpita il mese scorso, quando Facebook è stata accusata di aver favorito la campagna di Trump, violando la privacy di 87 milioni di utenti americani durante la campagna elettorale mediante la società Cambridge Analytica.

Il senatore americano John Thune ha definito la storia di Facebook come “a 14 anni passati chiedendo scusa. “Ma oggi chi ci assicura che andrà diversamente? ha chiesto il senatore e la risposta di Mark non si è fatta attendere:Nel complesso, direi che stiamo attraversando un cambiamento filosofico più ampio all’interno dell’azienda: è necessario assumere un ruolo proattivo”.

Mark Zuckerberg è apparso molto diverso e meno disinvolto del solito, presentatosi davanti al Senato USA con una giacca blu e una cravatta azzurra ed è stato incalzato da numerose domande collegate sempre allo stesso argomento: la privacy sul social network e lo scandalo Analytica.

Lo stesso Thune ha espresso il suo giudizio sull’intera faccenda e sull’operato di Facebook, definita come “da esempio di sogno americano ad un incubo per la privacy” “Credevamo che il settore potesse regolarsi da sé, ma adesso io e i miei colleghi abbiamo il dubbio che non sia così”, ha aggiunto Thune.

Mark Zuckerberg ha cominciato nuovamente a chiedere scusa per l’accaduto affermando:

“Siamo ottimisti, è un mio errore, chiedo scusa. Ora dobbiamo andare avanti e provare che abbiamo una visione ampia delle nostre responsabilità”.

Ma al presidente della Commissione Chuck Grassley non è andata giù la faccenda e il caso Facebook, dichiarando:

“Facebook utilizza tantissimi dati personali di molti utenti, sfruttati anche da terze parti. Non ha monitorato il trasferimento alle parti terze in maniera attiva”, chiedendo poi a Zuckerberg di fornire informazioni dettagliate sulle app e sul numero di applicazioni che hanno violato la privacy degli utenti, ricevendo una risposta molto vaga, dove il numero 1 di Facebook ha rassicurato che i dati saranno presto forniti dai suoi collaboratori.

Zuckerberg parla di elezioni in tutto il mondo e spiega come Facebook ha rimosso decine di migliaia di account prima che potessero portare un danno significativo al voto e assicura che presto il team avrà oltre 20 mila persone che lavoreranno sulla prevenzione e sul controllo dei dati.

“Durante la campagna del 2016 Cambridge Analytica ha lavorato per Trump?” è un’altra domanda. “Non soltanto”, risponde Zuckerberg dopo aver chiesto che fosse ripetuta. “Abbiamo supportato la campagna di Trump come degli altri candidati”.

Il senatore Blunt chiede: “Sarebbe a suo agio nel condividere ora con noi il nome dell’albergo dove ha passato la scorsa notte?” e la risposta di Mark è stata: “Ehm, no”.

Facebook è una piattaforma che non è neutrale, ed è responsabile per i contenuti?”, gli chiedono. Zuckerberg svicola sulla prima parte: “Sono d’accordo che siamo responsabili per i contenuti”.

Il senatore Blumenthal insiste brevemente, poi conclude:La mia riserva sulla sua testimonianza di oggi è che non vedo come sia possibile cambiare il suo modello di business, a meno che non ci siano regole specifiche in preparazione”.

Il senatore Nelson chiede se è vero che si potrà evitare la pubblicità pagando una certa quota. Zuckerberg non smentisce, ma prova a spiegare come funziona il meccanismo del controllo della pubblicità: “credo sia già ad un buon livello“. “Non offriamo oggi un’opzione a pagamento, ma vogliamo connettere le persone in tutto il mondo e per farlo abbiamo anche bisogno della pubblicità. Ci sarà sempre una versione di Facebook gratuita”. Il senatore Nelson ribatte:Quindi le persone pagano con i dati?” Alla fine, Zuckerberg ammette:SI”.

Insomma molti i SE e i MA, poche le certezze in merito alla vicenda e un incontro che non è servito poi a molto, tranne per l’affermazione finale di Mark Zuckerberg che sembra dare una conclusione al caso Facebook: quel SI finale ci fa capire che il social medium è gratuito ma vuole in cambio i nostri dati che ad oggi questi sono in mano ad aziende, politici e chissà a quante organizzazioni pubbliche e private.

Intanto il titolo di Facebook risale in Borsa con un +4,50% e il social medium lancia il “Data Abuse Bounty“, un programma per ricompensare chi segnala l’uso improprio dei dati da parte degli sviluppatori di app.

Facebook ha infatti annunciato in una nota ufficiale:

<Proprio come il “Bug bounty”, ricompenseremo gli utenti in base all’impatto di ogni segnalazione. Quelli per i bug più pericolosi finora hanno fruttato sino a 40 mila dollari. Le segnalazioni verranno esaminate il più rapidamente possibile e se verrà confermato l’abuso di dati, l’app incriminata verrà chiusa, verranno intraprese azioni legali contro la società che vende o acquista i dati, verrà pagata la persona che ha fatto la segnalazione e avvisati tutti gli utenti interessati>. 

Fonte: La Stampa

 

 

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