Voci dal mondo: Intervista a Gianluigi Fiori

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Voci dal mondo: Intervista a Gianluigi Fiori

In questo primo articolo per la sezione “Voci dal Mondo”, dedicata agli italiani che si sono trasferiti all’estero, abbiamo intervistato Gianluigi Fiori, video e fotomaker, che trasferitosi a Dublino insieme alla famiglia è riuscito a realizzarsi professionalmente.

1) Puoi parlarci del tuo lavoro? Di cosa ti occupi?

“Sono un fotografo e videografo freelance, specializzato in food photography e interiors, ma non disdegno tutte le opportunità che dà la fotografia, comprese quelle rinvenienti dai matrimoni e pubblicità in generale. Il lavoro è cambiato tanto negli ultimi tempi, poiché vi è molta concorrenza, sempre nuove metodologie e avanguardie ed infine ma non ultimo il gusto del cliente sempre in continuo cambiamento. Oggi tutte le agenzie sono indirizzate verso una sorta di real life: vogliono foto di altissimo livello ma in stile amatoriale. Quindi niente più foto perfette ma sapientemente difettose, niente più modelli super vamp ma ragazzi acqua e sapone della porta accanto, per intenderci.”

2) Come mai hai deciso di lasciare l’Italia per andare all’estero? Cosa trovi a Dublino di diverso rispetto alla nostra cultura? Cosa ti manca dell’Italia? E cosa proprio non ti manca?

“La decisione di lasciare l’Italia la rimuginavo da tempo, ma con il crescere dei miei tre bambini vedevo attorno a me una società che da solo non riuscivo più a combattere: consumistica, stressata cinica…imbruttita. Ero stanco della battuta che siccome avevo tre figli non guardavo molto la televisione. Inoltre non trovavo alleati nella scuola e nello sport ne da nessun altra parte…ovunque echeggiava il “o cosi  o niente”, “non c’è alternativa”, “del resto non dipende da noi” e via dicendo.

E così mi sono trasferito a Dublino, perché già per lavoro e per diletto la conoscevo fin dal ’97 e l’ho vista cambiare, evolversi, e mi sono detto: visto che continueranno a progredire, mi piacerebbe un domani sapere che anche io i miei ragazzi abbiamo partecipato. Lo avrei voluto anche per l’Italia ma purtroppo non ho avuto più la forza di aspettare.

Qui di diverso c’è che il rispetto e il politicamente corretto vanno per la maggiore, le persone sono semplici e si godono la vita nonostante il clima o le avversità, anche se certo c’è da dire che sono meno di cinque milioni di abitanti in tutta Irlanda ed è certamente più semplice la gestione di tutte le attività.

Dell’Italia mi manca la vastissima scelta culinaria incluso il settore enologico…

Discutendo circa ciò che non mi manca, io credo che l’arrivismo, la disonestà, la burocrazia, il traffico sono le cose che più di tutte non mi mancano affatto”.

3) Puoi spiegarci la differenza tra fare il proprio lavoro in Italia e farlo in Irlanda? Quali differenze riscontri?

“Non c’è molta differenza nello svolgimento, ma tanta nell’organizzazione, puntualità, rispetto dei ruoli, ottimizzazione delle risorse, niente chiamate all’alba o sorprese/chiamate a cena, ed infine soprattutto qui, mille per favore e tanti grazie , quante volte avete sentito la frase da noi: ”vabbè ovviamente per favore e che sai siamo a lavorare, sai “… qui fin da piccoli la scuola educa alla dignità e al rispetto per il lavoro, c’è un grandissimo senso civico e si riscontra poi nel cliente adulto che non si sognerebbe mai, poiché ti paga, di mancarti di rispetto. In Italia ero arrivato anche al punto di non essere addirittura pagato, ma quasi questo fosse ovvio o a dover passare più tempo a provare a riscuotere il mio compenso che lavorare”.

4) Parlarci un po’ di Dublino e della cultura irlandese…

“Dublino è una città con una storia relativamente giovane per me che ho vissuto venti anni a Firenze. La parte più turistica e conosciuta ha trecento anni e la parte storica medioevale è sopravvissuta a stento alla cementificazione post euro…però tengono tantissimo alle loro tradizioni, voi direte “anche noi italiani”, ma San Gennaro è solo a Napoli, San Patrizio è ormai in tutto il mondo. Come dicevo sono meno di 5 milioni a vivere in Irlanda ma ci sono oltre 60 milioni di nativi o di seconda generazione in America e un po’ ovunque nel mondo, che tengono alto il nome la bandiera e la nazione come ho visto fare da pochissime altre parti.”

5) Secondo te dove il nostro Governo sta sbagliando (ammesso che stia sbagliando) per quanto riguarda l’esodo all’estero degli italiani? E cosa potrebbe fare per rimettere a posto le cose?

“Non credo sia un esodo, credo che oggi i voli low cost, lo studio più approfondito e generalizzato delle lingue, la tecnologia, favoriscano scambi interculturali e lavorativi molto più alla mano per molti: un week-end a Roma per un italiano costa quanto un week-end a Barcellona incluso il volo. Il passo di decidere poi di viverci non è certo distante se poi hai una professione che ti porta a viaggiare. C’è molta emancipazione nei giovani di oggi e non ho mai creduto che i miei coetanei vadano via per disperazione, ma perché curiosi, stanchi, o semplicemente per provare. Fanno notizia i tanti che partono, ma pochi si soffermano sui tantissimi che rientrano perché avevano sottovalutato il passo o perché vince l’amore per l’Italia. Il governo sbaglia quando ci fa vergognare davanti al resto del mondo con scelte non appropriate, o con esempi negativi, ridicolizzandoci. Mi viene in mente il Bunga Bunga di qualche anno fa per cui tutti hanno riso di noi. Il Governo sbaglia quando non garantisce lo studio e la cultura…Tutti i soldi che l’Irlanda ha ricevuto come membro europeo si vedono e sono tangibili sono per tutti…in Italia no.”

6) Conosci altri italiani che hanno preso la tua stessa strada (andare a Dublino) e che poi si sono stabiliti lì? In quali settori professionali?

“Tantissimi Italiani sono qui a Dublino e lavorano per lo più nei settori informatici, molti hanno iniziato per approfondire l’inglese eppoi sono rimasti ammaliati dallo stile di vita più sereno e soprattutto più redditizio, perché in realtà l’altra equazione da fare è che qui lo stipendio e le ore lavorate lasciano il posto per tanti benefit,  mentre in Italia a pari condizioni di stipendio probabilmente non avresti mai pace. Anche chi proveniva dalla ristorazione in Italia qui è rinato con ristoranti da trenta coperti, con venti persone di staff che chiudono alle 21.30, potreste immaginarlo? Da noi in Italia neppure è cominciata la serata. E la media lavorativa italiana si avvicina per tanti settori a dodici ore al giorno sei giorni su sei, qui no. Otto ore cinque giorni su sette al massimo per la maggior parte di noi.”

7) Cosa pensi che possa cambiare nei prossimi anni nel tuo settore? E quanto pensi siano importanti il marketing (anche digitale) e la comunicazione per un’azienda e/o un’attività?

“Il mio settore è in continua evoluzione. Basta che un ragazzino di New York faccia una foto con un telefono dentro un bicchiere d’acqua che in tempo reale tutte le agenzie ti chiedono se sapresti rifare anche tu quell’effetto che tanto di moda va in Francia per esempio…In tutto il mondo il marketing è una delle prime voci di spesa di un’ attività, qui che è la patria delle start-up e spesso si va prima dal grafico che dal notaio. In Italia c’è la convinzione per molti che sia l’architetto a fare il ristorante di successo, e non la creatività del cuoco sublimata dalla giusta collocazione sui social media…e dopo mesi dall’inaugurazione del ristorante, che magari non ha il successo atteso, il cuoco si licenzia e l’architetto lo stai ancora pagando. Oggi c’è chi cura i social per professione, dalle palestre alla newsletter di una macelleria, mentre da noi vince ancora gessetto e lavagna. Magari l’abbiamo visto fare anche a Dublino ma pochi hanno visto che dietro alla lavagna c’è anche un sito e dei social aggiornati, dépliant stampati, e magari pubblicità sui giornali locali.”

8) Come ti spieghi il fatto che Google, Facebook, e tutti gli altri big player digitali abbiano deciso di trasferirsi in Irlanda? Quali ragioni individui?

“L’internazionalità della lingua e la bassa tassazione ha certamente agevolato tutte le multinazionali, la bassa tassazione non significa solo risparmio per l’azienda ma anche maggiori benefici per il lavoratore. Ad esempio mia moglie lavora per una multinazionale presente anche in Italia e in Inghilterra, guadagna più delle sue colleghe inglesi e vi faccio immaginare il resto.”

9) Un saluto e un auspicio a tutti i lettori di “Voci dal mondo” e gli italiani che ci seguono dall’estero…

“A chi come me si trova all’estero per lavoro spero che trovi la propria dimensione di casa nonostante sia lontano da quella di origine, aprendosi a tutte le esperienze. A chi è in Italia dico: In tanti in questo percorso mi hanno dato del coraggioso e dell’ammirevole, ma io credo che il coraggio lo abbia chi cerca di far funzionare le cose in Italia malgrado tutto e ammirevole sia chi nonostante possa scegliere di andare via decide di stare a casa propria combattendo tutti i giorni…io mi sono solo arreso.”

Ringraziamo Gianluigi per aver prestato il proprio tempo per rispondere alle nostre domande per la sezione “Voci dal Mondo” e invito chiunque abbia voglia di raccontare la propria esperienza di contattarci via e-mail f.corvino@kairos-creative.com, oppure via Facebook alla pagina fan di Pop-Up.

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