Storytelling e food: si può con Steller

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Storytelling e food: si può con Steller

2013 – in corso: #foodporn – il cibo diventa un trend e si trasforma in piccole opere d’arte.

Il cibo non deve più solo soddisfare il nostro palato, ma deve appagare la nostra vista nonchè stimolare la nostra curiosità.

Prima di servire un piatto al cliente, un ristoratore deve prestare attenzione a determinati fattori che fino a qualche anno fa erano ininfluenti, ad oggi divenuti molto importanti.

Per far sí che la vista sia totalmente appagata, il senso estetico gioca un ruolo fondamentale, quindi la disposizione del cibo all’interno del piatto deve essere perfetta, i colori devono essere in armonia tra loro, e il piatto deve essere scelto correttamente per far sì che il suo contenuto risalti all’occhio.

Tutti questi accorgimenti permetteranno al ristoratore di essere condiviso sui social con registrazione del luogo e una serie di hashtag tra i quali il trend #foodporn.

La generazione Y o net generation (secondo Wikipedia i nati fra gli anni ’80 e i primi anni del 2000), gioca un ruolo molto importante nel settore ristorazione.

Si entra al ristorante, ci si siede, si legge il menù che deve essere accattivante, si attende che il cameriere ci porti quanto ordinato. Il piatto arriva: foto, check-in e condivisione su Facebook e Instagram. Hashtag, like, commenti: il cibo diventa un trend.

Oramai la condivisione in tempo reale è da considerarsi il passaparola del nuovo millennio, e anche il settore ristorazione si sta adeguando.

Per un ristorante che si rivolge alla generazione Y, è fondamentale avere un sito Internet curato nei minimi dettagli, con un design e un menù coinvolgenti, che invoglino l’utente a prenotare subito la propria cena.

E’ altresì molto importante creare e coltivare le pagine social, con foto, video e storie riguardanti i prodotti e gli ingredienti utilizzati. Anche lo storytelling, quindi, diventa fondamentale.

Alcuni ristoratori, oltre ai social classici, utilizzano Steller, un social nato nel 2014 proprio per lo storytelling, adattabile molto facilmente al settore ristorazione, ma ancora poco conosciuto in Italia. “Everyone has a story to tell. Tell yours with photos, videos and text” : questo è lo slogan di Steller.

In questo caso il ristoratore può iscriversi e creare delle vere e proprie storie composte da foto, testi, video, il tutto creando un simpatico “libro” da condividere sui principali social. Può raccontare come nasce un piatto, può spiegarne la ricetta, può raccontare la provenienza degli ingredienti e può far vivere l’atmosfera che si respira all’interno del locale, al cliente già acquisito o potenziale.

Questo nuovo modo di raccontare il cibo è chiamato Visual Storytelling ed è divenuto il modo migliore per raccontarsi, per fare, quindi, personal branding.

Steller possiede un grosso potenziale come strumento di food marketing, nonostante, come dicevo, non sia ancora molto utilizzato in Italia.

L’utente vuole informarsi, vuole capire, vuole essere coinvolto nell’esperienza del food, perchè nel 2015 non si parla piú di una semplice cena, ma si tratta di una vera e propria esperienza sensoriale.

La generazione Y è la generazione degli informati, quella della rivoluzione digitale, quella del social sharing, quella dei foodies e quella dell’apparenza anche a tavola.

In questo articolo, abbiamo illustrato brevemente, come il connubio tra storytelling e food è divenuto importante nel settore ristorazione, grazie al web e alla generazione Y, che obbliga allo stare al passo con i tempi, oltre che stimolare sempre più i 5 sensi, e non più solo il palato.

Lasciateci le vostre personali impressioni se siete del settore!

3 Comments

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  1. è verissimo che i siti internet dei ristoranti debbano essere di ottima fattura, non solo dal punto di vista grafico (fondamentale) ma anche per quel che riguarda le funzionalità. importante, per esempio, è che ti diano la possibilità di prenotare attraverso tripadvisor o di ordinare a domicilio con “just eat”.
    Lato social il campo del food è forse quello in cui più di tutti si fa visual personal branding (a ragion veduta, direi). è veramente un settore interessante sotto tanti aspetti.
    Bell’articolo, valentina 🙂

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