Marketing Playboy: tra passato e futuro, nel mezzo la serie TV su Amazon

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Marketing Playboy: tra passato e futuro, nel mezzo la serie TV su Amazon

© by Wired

Marketing Playboy: l’azienda passa al figlio Cooper Hefner

Cooper Hefner pare aver ereditato una fortuna da suo padre, anzi due ed una di queste non ha a che fare con il denaro. Se parlo di nudità nel paragrafo iniziale di un post dovrebbe essere sufficiente per guadagnarmi un briciolo di attenzione da parte vostra? Eh si proprio un pesante fardello, ma no che dico una preoccupazione doppia.

Certe persone hanno tutte le sfortune, povero.

In occasione della presentazione del documentario-drama al SXSW di Amazon dedicato alla vita del padre, il figlio ha raccontato i suoi piani circa la conduzione futura del brand globale, della strategia che intende apportare online e dell’intenzione di ripercorrere nuovamente la strada che fu del famoso monarca, ovvero rinnovare lo spazio dedicato al nudo a neanche un anno dalla sua rimozione. Le sue parole sono intrise dalla profonda ammirazione che nutre per suo padre per ciò che ha creato e gli ha lasciato in serbo, esprime una estrema competenza ed una fiducia che sfiora l’umiltà, creando un effetto di contrasto con il suo stile di vita non certo noto per essere condotto con toni modesti.

Vediamo come ha risposto alle domande della stampa!

Perché Playboy ha scelto Amazon?

Dice di aver scelto Amazon perché in fatto di contenuti è un onore avere a che fare con coloro che reputa essere tra i migliori nell’uso dei media, siano essi digitali che televisivi. La nuova serie TV American Playboy: The Hugh Hefner Story andrà in onda dal 7 Aprile su Amazon Prime Video.

Cosa comunica il brand Playboy agli Stati Uniti e al Mondo?

Poi sciorina qualche numero per meglio inquadrare il brand che vanta 63 anni di storia americana e cultura esportata nel mondo, con partnership in Asia e Cina, con il suo messaggio per certi versi può essere ricondotto alla libertà di scelta ed espressione. Essa è stata una sfida sessuale ed allo status quo si tratta di tematiche tornate in auge anche recentemente e che paiono non conoscere una fine nel loro ripetersi ciclico con il riaffiorare delle conversazioni anche così a distanza negli anni, visto che la rivista è stata fondata nel 1950. Questo perché esiste un movimento conservatore che prende origine dallo scenario politico americano e arriva fino all’Europa, la Francia ed altri paesi che hanno rispolverato le antiche questioni bigotte.

La rivista è ancora valida nel XXI secolo?

La rivista rappresenta l’inizio di tutto ed è il fiore all’occhiello dell’azienda che ricorda avere il più grande seguito maschile dei social media con ben 44milioni di seguaci. Meno conversazionale rispetto al sito, è più attenta ai gusti dei lettori e prestiamo un’attenzione massima nella sua cura, visto che rappresenta la bibbia del marchio. Quindi la strategia si basa su un’attenta differenziazione dei contenuti in base ai canali di diffusione che vengono adoperati. Com’è ovvio che sia, la rivista non può coprire un così alto numero di seguaci come sui social media, cosicché la comunicazione si rivolge ad un numero inferiore di fedeli abbonati.

Analogico e digitale: come si sposano insieme? 

La rivista ed il sito hanno ritmi assai differenti, con la prima evidentemente più lenta della seconda. Si incontrano ritmi a parte nella narrazione comune del brand che persegue la medesima prospettiva e finalità. Ogni canale deve comunicare lo stesso messaggio mediatico.

Come pensi di continuare a trasmettere lo stesso messaggio di tuo padre?

“Senza forzature, l’importante è non finire prigionieri ed intrappolati nell’approvazione fine a se stessa. Alla fine già una missione di questo genere, se improntato al settore, è già una provocazione bella e buona. Inoltre se non c’è qualcosa da dire, meglio non dirlo”. Dice di aver sempre ammirato per questo suo padre e le battaglie che ha condotto, facendosi da portavoce di valori che poi nel corso di una lunga storia si sono fatti brand, sinonimo di libertà. E aggiunge che quando fa un passo indietro per chiedersi quello che vuole passare nei prossimi 60 anni alla guida di questo brand, pensa che vuole essere all’avanguardia nella lotta per la difesa della propria sessualità e per i diritti civili o ricordare alle persone che si può avere un po’ di divertimento, pur essendo filantropico.

Il tempo può far invecchiare il brand?

Anche se le strategie di marketing Playboy cambiano, il brand per ora pare solido e resistere al trascorrere inesorabile del tempo. Tuttavia questo non vuol dire che bisogna dare niente per scontato ed essere ingenui, perché i mercati vanno saputi ascoltare. L’obiettivo, quindi, è riuscire a raggiungere il consumatore fin quando il marchio rimane fedele a sé stesso, ai suoi valori e alla sua filosofia. Ma la sfida rimane comunque stare al passo con i tempi ed essere reattivi a tali cambiamenti, senza essere ridondanti o peggio fuori luogo.

Come stanno cambiando gli inserzionisti ed in che direzione stanno andando?

La pubblicità cambia alla svelta come gli scenari che la coinvolgono e quindi deve cambiare di pari passo il modo di narrarsi, per comunicare in tempo reale pariteticamente ai tempi che vengono rappresentati, cioè quelli contemporanei. Tuttavia stiamo assistendo ad un ritorno al passato, in cui ciascun brand recupera o trova un punto di vista da comunicare ed impersonare. Anche quei marchi che non lo avevano mai fatto prima lo stanno facendo adesso. Playboy ha sempre avuto un punto di vista, anzi si può dire che nasca proprio da esso. Perciò è orientato maggiormente a creare contenuti nativi che raccontino il marchio in un modo unico ma convincente e che trasmettano al contempo il punto di vista del brand e capire come fare a costruire questo tipo di esperienze.

 

Ed il pubblico femminile pensato a coinvolgerlo?

Mantenere la propria identità è fondamentale e farlo a dispetto dell’evolversi del marchio è la sfida più impegnativa seppur stimolante nel marketing Playboy. Tuttavia non è possibile né accontentare tutti né tanto meno piacere a tutti. Ci saranno sempre voci contrariate rispetto alla visione sulla sessualità o non concordi rispetto a come Playboy la rappresenta. L’importante è che, per quanto la comunicazione cambi, non creare delle forzature per coinvolgere necessariamente tutti nel processo di cambiamento, che vede il marchio coinvolto, specie tenendo conto delle persone che non vogliono fare parte di esso. Comunque il team che dirige la narrazione del brand, che sia esperienziale o riferita ad eventi o al contenuto, è profondamente diversa rispetto anche a pochi anni fa’ e prevede che continuerà a cambiare.

Il ritorno alle foto di nudo quanto è stato ponderato?

L’atto sessuale era visto come cattivo e distaccato da tutto ciò che è giudicato come intellettuale. Una tesi insostenibile già per mio padre, che giustamente diceva che lo stesso atto che ci aveva creati non poteva e non doveva essere separato dalle nostre capacità intellettuali. Playboy aveva deciso alla sua eliminazione perché credeva erroneamente che questo pensiero si fosse finalmente estinto una volta per tutte. Ma come poteva essere così quando divampava un dibattito in merito alla questione se Playboy dovesse o meno avere foto di nudo? Le persone hanno ancora un cattivo rapporto con la nudità ed un problema con la sessualità: visto che la guerra non è finita, chi meglio di Playboy avrebbe potuto condurre la lotta recuperando nel frattempo quella sfida alla sessualità che i lettori sentivano oramai come allontanata?

Questo ritorno al passato che conseguenze ha apportato?

Playboy viene venduto, per il 52% di copie nelle edicole, che diventa un successo rispetto ai 4-5 anni precedenti. Nonostante nel 2014 sia stato lanciato il sito, la rivista ha mantenuto la sua importanza così come voleva suo papà. Ma la strategia della copia digitale è ancora in corso di implementazione, vista la sua recente immissione nel mercato dei media.

Quando il brand ha tolto le foto di nudo, alcuni inserzionisti erano contrari ed altri hanno detto di volersene andare. Il problema non erano le foto. Poi tra dire che le foto ed il modo in cui erano ritratte risultassero un po’ datate ed eliminarle del tutto ce ne corre, e quest’ultimo lo è stato e lo si reputa un errore, anche se all’epoca non faceva parte della direzione.

Sviluppi futuri?

I millennials e Gen Y rappresentano un mercato appetibile per il futuro, da coinvolgere tramite abbonamenti online-paywall. Inoltre occorre assicurarsi che il marchio sia rappresentato in modo appropriato su ciascun canale media usato. Playboy suscita un’esperienza al pari di altri marchi in modalità premium. Il suo business prossimamente si amplierà ma per il momento è costretto a mantenere il segreto e la massima riservatezza per non svelare più del dovuto.

Serie Tv: dopo la visione della serie da parte del grande pubblico, questo cosa penserà di tuo padre? 

Questa è la domanda posta a Cooper Hefner dalla stampa. Primariamente ci tiene a dire la serie ha una bellissima narrazione e spera che il pubblico sia della stessa opinione. Non solo si sente orgoglioso del prodotto ma anche tutta la sua famiglia lo è e condivide il medesimo stato d’animo e di empatia nei confronti della pellicola. Ma si augura anche che lo spettacolo si tramuti anche in dibattito e trascenda il mero intrattenimento, con la spettacolarizzazione del sesso che rischia di poterne conseguire. Dopotutto è ciò che suo padre ha sempre fatto in favore delle norme sociali e dei comportamenti-valori sessuali, andando ad interrogarsi sullo status quo allora imperante e ad oggi ancora persistente. Dietro una grande storia, quella di un uomo, si cela anche una guerra che è stata combattuta per anni e che merita di essere raccontata per ciò che ha inteso difendere ed infondere nelle nostre menti, a favore di una cultura aperta e libera da condizionamenti ipocriti e di inutile chiusura mentale-intellettuale.

Playboy americano va in onda dal 7 aprile su Amazon Prime Video. Secondo noi vale la pena dargli uno sguardo!

Marketing Playboy: tra passato e futuro, nel mezzo la serie TV su Amazon

Written by Antonio Luciano

Antonio Luciano

Copywriter - blogger - Formatore mi occupo di blogging, storytelling e formazione online.

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