Francesco Totti un influencer nel marketing?

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Francesco Totti un influencer nel marketing?

Brand Influencer non è complotto, ma banalmente un'operazione di Content Marketing

Totti un influencer nel marketing come Rossi o Beckham

L’uomo che nella vita ha più successo dei suoi simili è colui che sa individuare presto e con chiarezza la propria meta e ne fa l’oggetto costante delle sue energie. Il genio stesso non è che una forte capacità di osservazione, unita a fermezza di carattere. Qualsiasi uomo tenga aperti gli occhi e sappia restar fedele alle decisioni prese, senza neanche rendersene conto diventa un genio.

(Edward George Bulwer-Lytton, 1803-1873)

La citazione del romanziere britannico Bulwer-Lytton introduce con chiarezza l’essenza del Primus Pilus Romano Francesco Totti, ovvero il capo di tutti i centurioni, che con l’energia del suo carattere e soprattutto con la sua fermezza di voler indossare esclusivamente una sola ed unica maglia; consacrandolo così a quel genio, che riesce a veicolare il brand AS Roma verso accordi promozionali con aziende che desiderano sfruttare la spontaneità del fuoriclasse e la romanicitá dell’uomo immagine del club giallorosso, che a 40 anni ha ancora molto appeal per campagne di marketing.

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Ma Francesco Totti, in quanto calciatore autorevole e testimonial simpatico di campagne integrate che, oltre alla tv, si estendono anche sul web e sui social, può essere considerato un brand influencer nel marketing?

Dunque l’idea di utilizzare un fuoriclasse sportivo, per aumentare l’awareness e spingere di conseguenza le vendite del prodotto o del servizio di un marchio non é una novitá e sappiamo anche che l’influencer marketing é una parte  sempre più importante in una strategia di marketing B2C e B2B per un’azienda o un ente, che produce un ROI (return on investment), cioè l’indice di redditività del capitale investito, undici volte superiore a quello dei banner pubblicitari. E se invece appunto é un campione sportivo ad influenzare un brand, che coglie un suo gesto virale per creare una campagna di marketing per i processi decisionali d’acquisto del consumatore?

Il famoso selfie di Totti (che all’estero ha guadagnato parecchie simpatie ed é stato un regalo involontario ben accetto dal colosso di Cupertino) del derby d’andata tra Roma e Lazio, disputato l’11 gennaio del 2015, con alle spalle la Curva Sud che è stato inserito nel videogame Pro Evolution Soccer 2016, uno dei videogiochi di calcio più famosi al mondo (e amato dal patinatissimo Matteo Nazionale). Insomma questo siparietto spontaneo del selfie in questione ha orientato la Konami, l’azienda produttrice del gioco, ad un’ operazione di marketing per monetizzare questo selfie.

Qualche esperto di marketing dirà che se a Totti gli si chiedesse se é un influencer risponderebbe spontaneamente che lui si vaccina sempre contro l’influenza e quindi figuriamoci come possa divenire un influencer nel marketing.

Secondo me invece é un brand-influncer per eccellenza perché apprezzato per la sua autenticità che raggiunge una platea rilevante di utenti. Insomma Totti  ha il potenziale non solo di amplificare la voce del brand ma anche di dare spunto per creare un prodotto di fiducia.

Al momento per gli amanti del calcio Pro Evolution Soccer 2016 risulta tra i migliori videogiochi sul mercato Adam Bhatti, il nuovo Brand Manager della giapponese Konami, che ogni anno contende a FIFA di Electronic Arts la palma del videogame di calcio più amato, ha voluto inserire l’esultanza di Totti che dopo un gol si scatta un selfie per dare più credibilità ai movimenti dei giocatori.

E nell’era della dipendenza dagli selfie,  mi sembra un’ottima operazione di marketing.

Francesco Totti è anche un indotto, un veicolo promozionale, che ha sempre permesso al suo amato club di far rientrare abbondantemente una cospicua parte di quanto speso per pagargli l’ingaggio. Del resto lo dice anche lui stesso nel format creativo e divertente del 10eLotto che lui ha i numeri giusti. Figuriamoci in una campagna marketing basata sul suo simpatico fuoricampo. In questo caso aumenterebbero: gli acquisti, la menzione del brand e i link indirizzati verso il sito del brand con le solo condivisioni social. Altro che Numero Oro, forgiatura di tanti lingotti d’oro, direi!

Questo articolo non ha a che vedere con quanto sono romanista, ma Francesco Totti è una bandiera, un simbolo, una leggenda come pochi se ne sono visti nella storia del calcio, che ha l’incredibile capacità di unire tifosi di tutte le squadre per le sue qualità espresse dentro e fuori dal campo e credo che i contenuti raccontati da Totti sono equilibrati e raccontano in maniera distaccata e sincera possibile, pregi e difetti del prodotto o del servizio senza l’ausilio di parolone altisonanti ed autocelebrativi.

Diciamocelo, non basta più semplicemente mettersi in vetrina per avere un buon seguito, e per qualunque brand, piccolo o grande che sia, dalle startup alle compagnie, il sentiment e l’empatia, associata alla simpatia e autoironia di un influencer nel marketing come lo é Francesco, rappresenta molto più di una semplice opzione. Paper Totti, personaggio ideato nel tributo del fumetto Topolino ai suoi quarant’anni,  è un brand e un’industria di spot (che non passerà di moda), che provocano divertenti reazioni a catena.

Io a questo punto vado in ricevitoria a giocare e ricaricare il mio conto, e chissà magari ci becco il Mitico Numero Dieci. A questo punto non esito a fare pressing per un selfie con il mio iPhone.

PS. Ah France’ conto fino a tre: se a due nun stai qua in ricevitoria, uno te stacco dal mio album Panini… ma poi a quattro te ce riattacco… 😉

 

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